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© Rodolfo Calanca, 2005 - Recensioni libri scientifici moderni |
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Alessandro Manara, La Terra nel mirino. Asteroidi e probabilità di collisione, Il Castello, 2003. pp. 98, formato 17 x 24 cm.
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Alessandro Manara, La Terra nel mirino. Asteroidi e probabilità di collisione, Il Castello, 2003
Recensione di Rodolfo Calanca
Fino a qualche decennio fa lo studio degli asteroidi era un settore dell’astronomia di limitato rilievo scientifico. La scoperta di asteroidi doppi e, soprattutto, la sempre maggior consapevolezza che questa categoria di oggetti costituisce il residuo non aggregato di antichissimo materiale risalente ai primordi del Sistema Solare, ha contribuito a rivalutarne l’importanza dal punto di vista cosmogonico. L’interesse per gli asteroidi è poi aumentato a dismisura quando è diventato drammaticamente evidente che un numero elevato di questi frammenti rocciosi, almeno un migliaio con un diametro superiore al chilometro, i NEA (Near Earth Asteroids), asteroidi che possono transitare in prossimità della Terra, è potenzialmente pericoloso per il nostro pianeta. Un fatto curioso, e apparentemente inspiegabile, è che solo dagli anni ‘60-‘70 del secolo scorso si è comunemente accettato che gli impatti degli asteroidi possono aver avuto un ruolo importante sia nella storia della Terra sia nel condizionare l’indirizzo della successiva evoluzione delle forme viventi che la popolano. L’idea di possibili interazioni tra la Terra e corpi extraterrestri non è però nuova. Essa risale alla fine del Seicento, a seguito della pubblicazione degli studi di Newton sui parametri orbitali della grande cometa del 1680. Astronomi della levatura di David Gregory, professore ad Oxford agli inizi del Settecento, invitavano i filosofi naturali a non sottovalutare il pericolo per il nostro pianeta costituito dalle comete che ne intersecano l’orbita. Naturalmente, Gregory avrebbe detto lo stesso degli asteroidi se ne avesse intuito l’esistenza! Ma alcuni si spinsero molto oltre come, ad esempio, William Whiston, successore di Newton a Cambridge, considerato dai suoi contemporanei un mistico visionario incline all’eresia, che attribuiva ad alcune comete un ruolo fondamentale nella creazione del mondo, in una combinazione inestricabile e per molti versi del tutto incomprensibile per la mentalità scientifica dell’uomo moderno, di idee ispirate a Newton, all’Antico Testamento ed all’Apocalisse. La sua interpretazione del diluvio universale, avvenuto, a suo dire, il 28 novembre del 2349 a.C., chiama in causa la cometa del 1680 che, in quella data, si trovò a sole 4000 miglia dalla superficie terrestre, esattamente sulla verticale dell’Armenia. L’attrazione della sua massa frantumò le montagne e fratturò la crosta terrestre, provocando l’uscita delle acque sotterranee contenute negli abissi: ecco spiegato il diluvio biblico. In pieno secolo dei Lumi, quando divennero note le complesse ricerche matematiche di Clairaut e Lagrange sulle perturbazioni che alterano le orbite cometarie, furono subito prospettati dei catastrofici scenari di impatti di nuclei cometari con la superficie terrestre. L’astronomo francese J.J. de Lalande provocò ad arte un’autentica ondata di panico collettivo quando annunciò pubblicamente che, sul lungo periodo, era alta la probabilità di una collisione cosmica. I successivi studi di P.S. de Laplace e di J.H. Lambert avevano però asserito l’inviolabilità gerarchica tra i corpi del sistema solare. In particolare, Lambert, nelle sue Lettere cosmologiche del 1761, asseriva che le comete ed i pianeti hanno la massa, la posizione, la direzione e la velocità esattamente necessaria per evitare scontri pericolosi. La sua concezione si basava su di un universo organizzato come i meccanismi ben oliati di una macchina: i pianeti e le comete non possono violare le gerarchie generando brusche variazioni nella struttura del mondo. La scoperta dei primi asteroidi nell’Ottocento, confinati tra le inaccessibili e sicure orbite di Marte e Giove, non risollevò, tra gli astronomi, l’inquietante interrogativo di un possibile rischio collisionale con il nostro pianeta. La calma dormiente degli studiosi del cielo riposò a lungo sullo schema cosmico lambertiano, ordinato e con i suoi elementi rigorosamente non interagenti. E la sicurezza che ne derivava era tale che, quando fu formulata l’ipotesi dell’impatto catastrofico di un corpo extraterrestre per spiegare l’origine del famoso Meteor Crater in Arizona, essa fu, senza ripensamenti, bollata come stravagante e sostanzialmente assurda. Solo molto lentamente si è accettata l’idea che le comete ed i NEA possono costituire un autentico pericolo per il pianeta e per l’umanità. Nel mutare delle opinioni, non poco hanno contribuito eventi catastrofici che hanno come naturale spiegazione l’impatto di corpi extraterrestri. Infatti, non è più possibile ignorare eventi come quello di Tunguska del 1908, autentici campanelli d’allarme per l’umanità. Molto si è scritto sul rischio costituito dagli asteroidi killer, troppo spesso però in modo eccessivamente sensazionalistico e fumoso. Il piccolo libro di Alessandro Manara, per quarant’anni astronomo all’Osservatorio di Brera, affronta questo tema “caldo” con chiarezza e rigore scientifico e questo sicuramente costituisce il suo principale merito. Ma, a differenza di altri sull’argomento, non è un libro “facile”: va letto ed assimilato attraverso una lettura meditata. L’Autore, nell’introduzione, avverte che “ho cercato di usare un linguaggio molto semplice evitando per quanto possibile il ricorso alla matematica anche se…così facendo, è si possibile dare una descrizione di ciò che avviene, ma in molti casi rimane preclusa la possibilità di darne una spiegazione o dimostrazione”. Credo però che già descrivere, così come ha fatto Manara nel suo lavoro, sia un’operazione divulgativa assai efficace per un pubblico colto che, a differenza dello specialista, non ha la necessità di entrare nei dettagli matematici, bensì di formarsi un quadro d’insieme del “problema asteroidi” il più possibile esauriente e comprensibile. I primi due capitoli illustrano il problema dei moti orbitali degli asteroidi, le leggi che li governano e la loro origine, con importanti cenni sul moto caotico nei sistemi dinamici. Di notevole rilevanza, per concisione e chiarezza dell’esposizione, la spiegazione del “tempo di Liapounov”, attraverso il quale si misura il grado di caoticità di un’orbita planetaria o asteroidale (pp. 17-22). Come fa notare l’Autore: “la caoticità del moto ha una grande importanza per quanto riguarda la capacità di prevedere il moto dell’oggetto” e questa capacità è fondamentale per poter formulare attendibili previsioni sulla posizione futura degli asteroidi e, quindi per una valutazione della loro pericolosità. I successivi due capitoli, con i quali si chiude l’opera, analizzano l’evoluzione nel tempo delle orbite, la probabilità di collisione, le fonti dell’errore di osservazione e, infine la previsione e la prevenzione. In questa ultima sezione del lavoro, Manara cerca di dare una risposta alla cruciale domanda: “che cosa è possibile fare e che cosa si sta facendo per prevenire il rischio rappresentato dagli impatti di asteroidi?”. In primo luogo, Manara sostiene che le possibilità attuali di una previsione “sicura” di una collisione con la Terra dipende dalla nostra capacità di scoprire tutti i NEA con diametro superiore al chilometro, quelli, in altre parole, che possono causare una catastrofe su scala globale. Forse l’obiettivo sarà raggiunto nei prossimi 10-20 anni e, da quel momento sarà possibile prevedere gli incontri ravvicinati con un anticipo di parecchi decenni. Secondo l’Autore, una volta individuato un asteroide (o anche una cometa) a rischio, a causa della natura caotica del loro moto, sarebbe più facile modificarne l’orbita piuttosto che tentare, drasticamente, di distruggerli. E’ opportuno ripetere che il libro analizza il problema della possibilità di collisioni cosmiche da una prospettiva assai complessa. Ciò non toglie che la sua lettura è consigliata non solo agli astronomi e agli appassionati del cielo ma anche, e forse soprattutto, ai politici, perché è spesso dalle loro scelte che dipendono i destini dei popoli. Una piena presa di coscienza dei politici di tutto il mondo dei rischi connessi agli asteroidi, può portare allo stanziamento di adeguate risorse per il loro studio e per l’individuazione dei mezzi più idonei per annullare il pericolo di catastrofi planetarie.
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