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© Rodolfo Calanca, 2005 - Recensioni libri scientifici moderni |
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O. Gingerich, Alla ricerca del libro perduto, Rizzoli 2004. pp. 414, formato 13,5 x 18,5 cm. Prezzo: euro 17,00
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O. Gingerich, Alla ricerca del libro perduto, Rizzoli 2004.
Recensione di Rodolfo Calanca
Owen Gingerich, professore di Astronomia e di Storia della Scienza all’Università di Harvard, nonché astronomo emerito presso lo Smithsonian Astrophysical Observatory, è una delle figure più note e prestigiose dell’astronomia mondiale. Il suo profondo interesse storico-scientifico per la principale opera di Copernico, il “De revolutionibus orbium coelestium”, ed i suoi vasti studi sull’argomento hanno consentito di fare ampia luce sugli sviluppi culturali connessi alla “rivoluzione scientifica”, nel cruciale periodo compreso tra la seconda metà del ‘500 ed i primi decenni del secolo successivo. Il frutto delle sue ricerche ha prodotto questo bellissimo volume, attraverso il quale è possibile ripercorrere le tappe di un’affascinante ricerca finalizzata al conseguimento di un obiettivo ambizioso: l’esame di tutte le copie oggi esistenti della prima e della seconda edizione (1543 e 1566) del “De revolutionibus”. Il progetto, che di primo acchito sembra essere nato dalla mente di un irriducibile bibliofilo, aspirava invece a sfatare la tesi, sostenuta dal grande scrittore e saggista Arthur Koestler nel suo libro “I sonnambuli” del 1959, secondo il quale il “De revolutionibus”, opera fondamentale per la scienza e la cultura moderna, è “il libro che nessuno ha mai letto”. Nel 1970, all’Osservatorio astronomico di Edimburgo, Gingerich si era imbattuto per la prima volta in una copia fittamente annotata dell’opera di Copernico che mostrava un particolare curioso e del massimo interesse. L’allora ignoto autore delle note aveva studiato con particolare cura proprio i passaggi più tecnici e complessi dell’opera, proprio quelli che, secondo Koestler, nessuno aveva mai seriamente analizzato. Successivamente Gingerich aveva scoperto che la copia di Edimburgo apparteneva ad una delle massime figure dell’astronomia del ‘500, il tedesco Erasmus Reinhold. Da questa scoperta aveva preso l’avvio una ricerca che prosegue ancora oggi, e che ha fatto percorrere, all’appassionato Autore, centinaia di migliaia di chilometri in ogni continente, sottoponendo ad attento esame 276 copie della prima edizione e 325 della seconda. Molte di queste “erano state possedute da santi, da eretici, da furfanti… Gli esemplari più interessanti… sono però quelli appartenuti ad astronomi, e che vengono a gettare luce sul lungo processo di accettazione della cosmologia eliocentrica come descrizione reale del mondo fisico”. Le conclusioni di Gingerich sono che Koestler aveva completamente torto a dire che il “De revolutionibus non era mai stato letto da nessuno”. Questo lavoro è indubbiamente uno dei più avvincenti resoconti sul periodo riguardante la nascita della scienza moderna, capace com’è di affascinare anche il lettore più disincantato. L’autore di questa recensione, dopo l’appassionante lettura del libro, ha scoperto che, nella lista compilata da Gingerich delle copie del “De revolutionibus” esistenti in Italia, mancavano due secondi edizioni conservate in biblioteche di Modena. Ha così avuto il piacere di contribuire alle ricerche del Prof. Gingerich, il quale ha così commentato la notizia: “ Mi ha davvero colpito scoprire l’esistenza, a Modena, di due copie di Copernico [De Revolutionibus] risalenti al 1566. Spero di riuscire a pubblicare un’integrazione al mio censimento, grazie alle copie aggiuntive che sto rintracciando e alle correzioni ed aggiunte a quelle già conosciute. Per questo motivo mi farebbe piacere ricevere ulteriori informazioni sulle copie dell’opera esistenti a Modena”.
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