Recensioni libri scientifici moderni

(pubblicate su: COELUM Astronomia)

 

 

 

James Gleick, Newton, Codice Editore, 2004.

pp. 202, formato 13,5 x 21 cm.

Prezzo: euro 19,00

 

 

James Gleick, Newton, Codice Editore, 2004.

 

Recensione di Rodolfo Calanca

 

Nel 1936, il grande economista inglese John Maynard Keynes ebbe la fortuna di acquistare all’asta, ad un prezzo irrisorio, un baule zeppo di documenti autografi di Isaac Newton, ritenuti insignificanti dall’Università di Cambridge perché di contenuto esoterico. Dopo sei anni di intenso studio delle carte newtoniane, Keynes presentò i suoi risultati in una conferenza tenuta alla Royal Society di Londra che fece molto clamore. Keynes in quella occasione disse: “Newton non fu il primo scienziato dell’età della ragione. Piuttosto fu l’ultimo dei maghi, dei Babilonesi e dei Sumeri, l’ultima grande mente soffermatasi sul mondo del pensiero e del visibile con gli stessi occhi di coloro che cominciarono a costruire il nostro patrimonio intellettuale poco meno di diecimila anni fa”.

A distanza di molti decenni, sulla stessa linea di pensiero del grande maestro dell’economia troviamo anche il noto divulgatore James Gleick, giornalista e scrittore, autore di un bel saggio sulla figura di Newton.

In linea con le nuove tendenze interpretative della storiografia scientifica, Gleick e Keynes, in tempi diversi,  hanno portato alla luce aspetti poco noti, o volutamente ignorati per secoli, degli interessi non scientifici di uno dei massimi scienziati di ogni tempo, sfatando il mito, storicamente ed intellettualmente errato, di un razionalismo assoluto posto alla base del suo pensiero e delle sue opere.

Ciò che emerge dal lavoro di Gleick è duplice: l’eccezionale propensione dello scienziato inglese verso l’alchimia ed il fatto che ogni sua visione scientifica e filosofica fosse strettamente connessa alle sue concezioni religiose. Newton riteneva che Dio avesse rivelato a pochi eletti i segreti della natura, questa conoscenza era poi andata perduta, lasciando però tracce nei miti dell’umanità. Per Newton Dio rivelò a Mosè, Noè e Daniele verità riguardanti la natura divina e conoscenze astronomiche e fisiche ancora insuperate alla fine del Seicento. Il suo pensiero religioso era ispirato all’arianesimo, una corrente religiosa dogmatica, molto seguito in Inghilterra a quel tempo, che negava la Trinità e identificava l’anticristo nella chiesa cattolica.

Convinto dell’esistenza di un Dio che permeava, attraverso lo “spirito vegetativo”, sia il micro che il macrocosmo, si dedicò allo studio esegetico dell’Antico Testamento ed alla cronologia biblica.

Il suo profondissimo interesse per l’alchimia, che lo allontanava da quella concezione meccanicista di cui per secoli è stato ritenuto il padre, era alimentato dalla convinzione, di chiara matrice platonica, che la materia non si può descrivere solamente in termini corpuscolari e che, diffusa per tutto l’universo, una forza divina sia responsabile di tutti i processi evolutivi e corruttivi tipici del nostro mondo.

La sua fiducia nella Provvidenza Divina lo indusse ad affrontare lo studio delle profezie bibliche in modo da accordarle con gli avvenimenti storici, nella convinzione che la Provvidenza si manifestava costantemente nella storia.

Gli ultimi anni di vita dello scienziato furono quasi esclusivamente dedicati alla cronologia religiosa, alla quale applicò i metodi astronomici, in particolare la precessione degli equinozi,  per datare con maggior precisione gli avvenimenti storici.

Nonostante questi interessi a lungo coltivati e che nulla hanno di scientifico, Gleick ha ragione quando scrive: “Newton nacque in un mondo di tenebre, oscurità e magia […] coprì il suo lavoro con il manto della segretezza; e tuttavia, del nocciolo essenziale della conoscenza umana scoprì più di chiunque altro, prima o dopo di lui. Fu il capo architetto del mondo moderno”.   

 

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