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© Rodolfo Calanca, 2005 - Recensioni libri scientifici moderni |
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Annibale Fantoli, Il caso Galileo, dalla condanna alla “riabilitazione”. Una questione chiusa?, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2003.
Recensione di Rodolfo Calanca
Il libro su Galileo di Annibale Fantoli, già docente di Storia e Filosofia della Scienza all’Università cattolica Sophia di Tokyo, è sicuramente il documento più completo e, per alcuni versi più coraggioso, riguardante il processo e la condanna del grande scienziato pisano. E’ ben noto che la condanna e la successiva abiura del copernicanesimo del 1633, al quale fu costretto Galileo, fu accolta con angoscia e profonda amarezza nell’Europa “progressista” del tempo. Il cattolico Cartesio, che stava per pubblicare alcune opere di chiara impronta copernicana, nell’apprendere la notizia si impaurì e la sua afflizione traspare da queste amare parole: “se il moto della terra fosse falso, lo sarebbero pure i fondamenti delle mia Filosofia”. Fantoli, che riporta alcune attenuanti generiche a favore della Chiesa nell’errato atteggiamento tenuto nei confronti di Galileo (teologia e filosofia, all’epoca indissolubilmente legate; il pericolo costituito dalle idee dello scienziato per l’unità della fede cattolica e la sfida all’autorità della Chiesa), ammette però (p. 129) a chiare lettere che “…resta il grave errore oggettivo di aver voluto dirimere in modo autoritario e definitivo una questione che doveva invece essere lasciata aperta. Come pure di aver cercato di mettere a tacere, altrettanto definitivamente, i promotori delle nuove idee. […] questo abuso di potere, dottrinale e disciplinare insieme, […] continuerà a pesare negativamente, per secoli, sui rapporti fra la Chiesa e il pensiero moderno”. Ma com’era giunto il S. Uffizio ad una dura condanna, sostanzialmente ingiusta ed inopportuna? L’Autore ricostruisce in modo avvincente ed estremamente preciso il lungo percorso galileiano, prima osannato dagli ambienti nobiliari ed ecclesiastici romani per le sue straordinarie scoperte telescopiche poi, nel 1616, “censurato” ed ammonito dal Cardinale Bellarmino “ad abbandonare le dette proposizioni [copernicane, cioè che il Sole sia il centro del mondo e che la Terra si muove] e che se egli rifiutasse di ubbidire […] gli [sia dato] ordine di astenersi del tutto dall’insegnare o da difendere una tale dottrina”. Infine, nel 1633, l’epilogo di una lunga ed impari lotta, con la seguente sentenza (p. 203): “Il Papa ha decretato che […] Galileo Galilei deve essere interrogato circa l’intenzione, anche sotto minaccia di tortura e […] dopo l’abiura per grave sospetto di eresia […] deve essere condannato al carcere […] ingiungendoglisi che d’ora in poi egli non tratti più […] della mobilità della terra o della stabilità del Sole…”. Anche dopo la morte, come osserva Fantoli, il grande scienziato non ebbe pace: il Granduca di Toscana, che intendeva onorarne la memoria erigendogli in Santa Croce un “deposito sontuoso, in paragone e dirimpetto a quello di Michelangelo Buonarroti”, ebbe “raccomandazione” dal Papa Urbano VIII di non dare attuazione al progetto perché Galileo aveva “dato uno scandalo tanto universale al Cristianesimo con una dottrina tanto dannata”. Il permesso per il mausoleo fu concesso solamente nel 1734, quasi un secolo dopo. Rimasero però aperte altre due grandi questioni, quella copernicana, che fu faticosamente risolta con un decreto ecclesiastico del 1820 con il quale si dichiarava che “non c’è nulla in contrario a che si possa difendere il parere di Copernico sul moto della terra”. L’altra fondamentale questione è quella relativa alla riabilitazione di Galileo da parte delle autorità ecclesiastiche che, a parere di Fantoli, è stata solo parziale e sostanzialmente ambigua. Lo stesso Papa Giovanni Paolo II avrebbe rivolto discutibili critiche a Galileo in un discorso del 1979, tendenti, secondo Fantoli, a “ridimensionare” le responsabilità ecclesiastiche dei suoi predecessori. Inoltre, in un suo successivo discorso, il Papa, che parloò di “una tragica reciproca incomprensione” avrebbe presentato (p. 248) “Galileo […] come corresponsabile del tragico malinteso che portò alla sua condanna”. L’autore, in conclusione del suo lavoro, e alla luce della sua preziosissima ricerca, afferma che “… non si può non prendere atto che un lungo e penoso capitolo della storia della Chiesa è così in qualche modo arrivato a una conclusione. Ma questo non significa certo che il caso Galileo sia ormai chiuso”. Concludendo poi con questo augurio: “non resta che sperare che Galileo non abbia sofferto invano”.
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Annibale Fantoli, Il caso Galileo, dalla condanna alla “riabilitazione”. Una questione chiusa?, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2003. pp. 277, formato 13 x 20 cm. Prezzo: euro 8,50
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