© Rodolfo Calanca, 2005 - A. Piccolomini, La Sfera del Mondo

 

 

Frontespizio

 

Libro II, p. 37, la gran machina del  Mondo descritta nella Sfera.

 

 Le principali stelle delle costellazioni della Balena e di Orione, nelle carte stellari riportate Alla fine del Sesto libro (48 carte stellari, una per ogni costellazione).             

 

A. Piccolomini, La Sfera del Mondo di M. Alessandro Piccolomini, di nuovo da lui ripulita, accresciuta e fino à sei Libri, di quattro che erano ampliata, e quasi per ogni parte rinovata e riformata, in Vinegia appresso Giovanni Varisco e Compagni, 1579.

Note e commenti all’opera:

Volume di gran successo per tutto il Cinquecento, vide la prima edizione a Venezia nel 1540. Fu poi ristampato, con diverse aggiunte, nel 1548, 1552, 1553, 1559, 1561, 1564, 1570, 1573, 1579 e 1597.

Il Riccardi (Bibl. Matem. It., Modena 1870, p. 270) di questa fortunata opera scrive: car. 6 in principio e fac. 252. Vi fa seguito con nuovo frontis. Il libro DE LE STELLE FISSE, in car. 30 di testo, num. dalla 2a , car. 93 num. di tav., ed in car. 3 senza num. nel fine. In 4°.

In questa edizione, l’opera è in sei libri, preceduta da una dedica a Monsignor M. Antonio Cocco. Nel proemio del primo libro Piccolomini esalta la nobiltà dell’astrologia speculativa, superiore all’astrologia giudiziaria (p. 3): per essere il soggetto dell’Astrologia, non puro accidente, ma sostantia corporea, nobilissima tra tutti gli altri corpi, potremo giudicare, che quanto al soggetto, tolta via la Filosofia divina, e forse la morale ancora, tutte l’altre scientie avanzi di nobiltà… doverà dunque l’Astrologia da ogni huomo di buon giudizio, esser tenuta in grande estimatione. [l’astrologia] in due parti è stata divisa da gli astrologi antiqui. L’una l’hanno chiamata speculativa, la quale consiste nella sola cognizione e contemplatione de i corpi celesti e delle cause di molte apparentie, e di molti accidenti loro è da Tolomeo domandata quadriviale. L’altra hanno poi nominata giudicativa, come quella che non si satisfacendo della sola speculatione, ma applicandola all’uso della vita nostra, fondandosi nella forza, che habbia l’influsso dei corpi celesti sopra di queste cose inferiori, cerca col mezo di quella cognizione, giudicar molti accidenti che deen venire. Per Piccolomini i termini astrologia speculativa sono equivalenti alla scienza astronomica. 

Prosegue poi introducendo nozioni di geometria euclidea, utili per comprendere la sfera del mondo, sulle quantità lineari, degli angoli, delle figure piane curvilinee, della sfera e degli angoli sferali.

Nel libro secondo descrive in dettaglio l’universo aristotelico con un linguaggio sufficientemente comprensibile anche ad un lettore moderno: l’universo [è] tutto distinto in quattordici sfere, dieci etterne e divine e quattro caduche e mortali.  Nel capitolo III, dell’oppenione di Platone intorno all’ordine dei Pianeti e come tal oppenione non sia totalmente secura, dissente dalle idee platoniche per motivi astronomici, in quanto il grande filosofo greco sopra l’orbe della Luna, poneva immediatamente la Sfera del Sole… e che quando Mercurio e Venere fossero sotto la sfera del Sole, ne seguirebbe che ogni volta che s’interponessero tra noi e’l corpo solare, quello eclissassero, si come la Luna lo eclissa. Nei capitoli successivi Piccolomini cerca di dimostrare, con argomenti geometrici, che la Terra, immobile, è in mezzo all’universo e che le sue dimensioni, rispetto al cielo stellato, sia quasi un punto (libro II, cap. VI). Un capitolo, l’XI, è interamente dedicato al movimento circolare dei cieli e quello successivo al movimento circolare dei sette pianeti (il Sole era compreso tra questi).  Spende molte parole per dimostrare la sfericità della Terra e scomoda l’autorità di maestri come Pietro d’Aliaco e di Appiano per cercare conferme alla sua tesi. Le ragioni recate da Appiano, viste con occhio moderno, non hanno alcun senso fisico: per essere la terra sommamente grave, fa di mestieri che ella da ogni parte cerchi di gire a basso verso’l centro dell’universo. Onde mentre che le parti sue tutte si spingono l’una l’altra verso’l centro, vien ella tutta insieme ad unirsi, radunarsi e raccogliersi in rotondità. L’esempio scelto da Piccolomini per spiegare l’idea di Appiano è un po’ buffo: potiam vedere una cosa simile, quando un Predicatore, ò vero un Ciarlatano [è strano questo accostare due figure così contrapposte] si mette à far parole nel mezo d’una piazza: dove mentre gli ascoltatori cercano più che possono di stargli appresso per odire meglio, vengono senza accorgersene, con lo spignersi l’uno l’altro à ridursi quasi in circolo, centro del quale sarà colui che parla (libro II, cap. XIV, p. 71).   

Nel libro terzo illustra ampiamente i dieci circoli della sfera armillare: dall’equinottiale allo zodiaco, i cerchi di declinazione e di latitudine, il meridiano, ecc.

Il quarto libro tratta delle cinque zone climatiche terrestri: quella compresa tra il tropico del Cancro e del Capricorno, mentre due sono collocate vicine à i poli del Mondo, l’una tra’l polo Artico e’l circolo Artico e l’altra tra’l circolo Antartico e’l polo Antartico.  Le ultime due zone sono comprese, l’una, tra il circolo Artico e il Tropico del Cancro, e l’altra tra il circolo Antartico ed il tropico del Capricorno. Di ognuna dice se sono o meno abitabili

 Bibliografia:

 Baldi, Cronica, p. 140; Papadopoli, Historia, t. II, p. 233; Niceron, Mém., t. 23, p. 58; Fabiani, Vita, Siena 1740 e 1750; Fabiani, Elogi degli uomini illustri toscani, t. III, p. CLXIII; Fabiani, Serie di ritr. Di uomini ill. toscani, t. II; Tiraboschi, Storia, t. VII, p. 650 e 672; Corniani, I secoli, t. VI, p. 114.

 

 

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