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© Rodolfo Calanca, 2003 |
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OSSERVATORI ASTRONOMICI E STRUMENTI D'OSSERVAZIONE NEL SEI-SETTECENTO |
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di Rodolfo Calanca |
Il
primo osservatorio astronomico europeo, fondato a Norimberga da Johannes
Regiomontanus e da Bernard Walther nel 1471, rimase un caso isolato per quasi un
secolo, fino a quando, cioè, Tycho Brahe diede vita ai suoi splendidi
osservatori di Uraniborg e Stellaborg[1]
sull'isola di Hven (fig. 1).
Nello
stesso periodo in cui Tycho era profondamente assorbito nelle sue fondamentali
osservazioni astronomiche, in Germania, vide la luce l'osservatorio di Guglielmo
IV, Langravio di Hesse che incaricò gli astronomi Rothman e Byrge di eseguire
osservazioni astronomiche con ogni genere di strumenti.
Nella
prima metà del Seicento prese vita il sontuoso osservatorio di Johannes
Hevelius[2]
a Danzica, tra i più famosi del suo secolo, talmente noto che, quando fu
distrutto dal fuoco il 26 settembre 1679, il re di Francia Luigi XIV contribuì alla sua ricostruzione con una generosa donazione
di 2000 scudi. La specola era fornita di sestanti e di quarti di cerchio e di
numerosi cannocchiali, spesso costruiti da Hevelius stesso.
Ma
è con la fondazione dell'Observatoire royal di Parigi, nel 1667, che
iniziarono a sorgere gli osservatori astronomici moderni.[3]
Un
secolo dopo, il più famoso astronomo francese dell’epoca, Jerome Joseph de
Lalande, definiva quest’autentico tempio moderno ad Urania (fig. 2)
come “il più sontuoso monumento che sia
mai stato consacrato all'astronomia”.[4]
Il suo primo responsabile fu Giovan Domenico Cassini, che non ne divenne però
mai ufficialmente il direttore.
Colbert,
nel dare le disposizioni per la costruzione del nuovo osservatorio scriveva:
l’edificio
sorpasserà in grandezza, bellezza e comodità gli osservatori d’Inghilterra,
di Danimarca e della Cina e rispecchierà altresì la magnificenza del principe
che lo ha fatto costruire.[5]
Il 21 giugno 1667, nel giorno del
solstizio d'estate, i matematici dell'Académie tracciarono sul terreno
il meridiano e gli altri punti cardinali. In quel momento fu definito il méridien
de Paris, al quale fecero riferimento gran parte delle osservazioni
astronomiche fino alla metà dell’Ottocento.
Il progetto del maestoso edificio fu
affidato a Claude Perrault, fratello del celebre scrittore Charles, e lui stesso
membro dell'Académie.
Perrault realizzò un plastico in legno,
presentato al Re e agli accademici, che sollevò non poche contestazioni, in
particolare da parte di Cassini, che non riteneva il progetto dell’edificio
idoneo alle esigenze dell’osservazione astronomica.
Buona parte della costruzione fu terminata
già nel 1672. Tuttavia i lavori di sistemazione e di rifinitura continuarono
fino al 1683: in totale le spese sostenute ammontarono all’enorme cifra di
716.000 lire.
Contrariamente
agli auspici di Colbert, l'osservatorio non divenne mai il centro dell'attività
scientifica parigina e francese. A parte un Cabinet des machines che fu
utilizzato come deposito dell'Accademia fino al 1740, esso sarà consacrato
esclusivamente all'attività astronomica: fin dal principio, infatti, gli
accademici non manifestarono alcun interesse a lavorare o a riunirsi in un luogo
così lontano dal centro della Parigi dell'epoca.
Bisogna
attendere il 1771 affinché Luigi XV finalmente attribuisca a Cassini de Thury,
il terzo della famosa dinastia di astronomi, il titolo ufficiale di direttore
dell’Observatoire.
Alla
metà del Settecento, a Parigi erano attivi un gran numero di astronomi e le
richieste di attrezzature per l'osservazione del cielo superavano, di gran
lunga, la possibilità di essere soddisfatte dal solo Observatoire.
Sorsero
così numerose specole spesso in competizione tra loro.
Ma
com’era esattamente concepito un tipico osservatorio astronomico parigino alla
metà del Settecento?
Lalande,
nella sua Astronomie, suggeriva di realizzare una struttura quadrata di 4
o 5 metri di lato. Alla metà dei due lati della costruzione rivolti a
settentrione e a meridione, si ricavavano due nicchie abbastanza ampie da
accogliere due quarti di cerchio di 90 centimetri di raggio (fig. 3).
A
fianco del muro orientale si montava, in posizione fissa, un cannocchiale
meridiano di 1.5 metri. Poi, su un muro perfettamente orientato sul meridiano,
costruito vicino al lato occidentale dell’osservatorio, si fissava un quarto
di cerchio di 2.5 metri di raggio. In corrispondenza del cannocchiale meridiano
e del cerchio murale, sui lati nord e sud, erano ricavate le finestre
d’osservazione. In un luogo asciutto, all’interno dell’ambiente
principale, dovevano essere alloggiati i pendoli.
Al piano superiore si riservava uno spazio adeguato ad un cannocchiale acromatico di 90-120 centimetri di fuoco in montatura parallattica, all’interno di una piccola torre di 2 metri di diametro, sormontata da un tetto conico rotante. Le nicchie dei quarti di cerchio erano anch’esse sormontate da strutture coniche rotanti, in legno o lamiera, con una fessura abbastanza ampia per consentire le osservazioni.[6]
Lacaille
ebbe a disposizione un osservatorio al College Mazarin dal 1746 fino alla sua
morte, avvenuta nel 1762. L'importante osservatorio del Palais de Luxembourg fu
soprattutto a disposizione di De Lisle e di Lalande.
In
Inghilterra, l’osservatorio reale di Greenwich (fig.
4)
fu fondato da Carlo II che, con decreto, ingiungeva all’astronomo reale
di
applicarsi con la più grande cura a rettificare le tavole dei movimenti celesti
e le posizioni delle stelle fisse allo scopo di dare il mezzo di trovare la
longitudine in mare, ciò che è tanto desiderabile per il perfezionamento
dell’arte della navigazione.
Ma nei suoi primi anni di
attività, sotto la direzione di Flamsteed, fu un’istituzione assai povera di
mezzi. I due maggiori strumenti erano i cannocchiali di 5 e 18 metri di focale,
collocati sul tetto dell’edificio. Lo strumento maggiore, troppo lungo,
scomodo ed ingombrante, fu rimosso appena due anni dopo.
Da
un’ampia finestra della sala principale dell’osservatorio, sporgeva un
telescopio di 2.6 metri, usato per le osservazioni planetarie e le occultazioni
di stelle. Nella stessa sala si trovavano tre orologi a pendolo e un quadrante
portatile di 90 cm di raggio.
Il
primo quadrante murale dell’osservatorio, che teoricamente doveva fornire
prestazioni assai migliori di quello portatile, fu realizzato da Robert Hooke
nel 1677, ma solamente nel 1725, su progetto di George Graham e realizzazione di
Jonathan Sisson, fu installato un nuovo quadrante murale, assai solido e
robusto, con numerosi rinforzi metallici che ne prevenivano le flessioni, e con
un nonio graduato di 5’ in 5’.
Nel
1770 Giorgio III incaricò Bevis di erigere nei giardini di Richmond, un
osservatorio molto ben dotato di strumenti d'osservazione, tra i quali un arco
murale di 140° di 2.4 metri di raggio costruito da Sisson, un settore di 3.6
metri e un cannocchiale meridiano di 2.4 metri di Adams e un telescopio di 3
metri di Herschel.
All’università
di Oxford, grazie ad una grossa donazione, fu costruito un Osservatorio nel 1772
che, diretto da Thomas Hornsby, disponeva di due quarti di cerchio murali di 8
piedi di Bird, un settore di 12 piedi, un settore equatoriale e uno strumento
dei passaggi.
Nei
pressi di Oxford, nel castello di Blenheim, Lord Marlborough costruì uno dei
migliori osservatori inglesi, dotato di strumenti di Jesse Ramsden, tra i quali
un quarto di cerchio murale di 1.8 metri, rotante su di un asse verticale,[7]
realizzato nel 1785.
L'osservatorio
più famoso dell’epoca è però, senza dubbio, quello di William Herschel che,
a Slough, a pochi chilometri dal castello di Windsor, aveva installato i
migliori strumenti per l'osservazione astronomica di sua fabbricazione (fig.
5). Lalande
scriveva: il suo telescopio da 40 piedi è
un prodigio.[8]
Nel
1711 anche la Prussia, sotto Federico I, ebbe a Berlino un osservatorio,
costruito su di una grande torre, dove lavorarono diversi astronomi: Grischow,
Kies, Lalande nel 1751 e Bode. All'osservatorio
universitario di Gottingen lavorò Tobias Mayer, celebre per le sue osservazioni
lunari. Esso era ben dotato di
strumenti, tra i quali spiccava un quarto di cerchio di 6 piedi inglesi,
costruito da Bird, donato dal re d'Inghilterra all'università nel 1756.
A
Lilienthal, nei pressi di Brema, sorgeva il piccolo osservatorio privato di
Johann Hieronymus Schröter, specialista di osservazioni planetarie, in
particolare di Mercurio e Venere, in seguito distrutto dalle truppe francesi,
durante il sacco della città.
A
Vienna l'osservatorio dell'università nacque nel 1755 con il patrocinio
dell'imperatrice Maria Teresa e fu dotato di numerosi strumenti di pregio, tutti
accuratamente descritti da G.G. Marinoni
[9]
in una bellissima opera splendidamente illustrata.
In Italia, a Bologna, nel palazzo
del celebre conte Marsili, sorse nel 1714 la torre dell'osservatorio. Il papa
Benedetto XIV stanziò una somma consistente per l'acquisto della strumentazione
per il nuovo osservatorio che comprendeva un quarto di cerchio murale, un
cannocchiale meridiano e numerosi altri strumenti, molti dei quali oggi raccolti
nel museo della specola, situato negli stessi locali settecenteschi che
ospitavano l'osservatorio. Il primo direttore fu Eustachio Manfredi al quale
successe Eustachio Zanotti.
A
Pisa l'osservatorio dipendeva dall'università che lo fece erigere intorno al
1730. Gli strumenti principali erano un quarto di cerchio murale di cinque piedi
realizzato da Sisson, un cannocchiale meridiano e un riflettore di Short di 5
piedi.
Il
più importante osservatorio italiano del Settecento era però quello di Milano,[10]
fondato nel 1765 nel collegio dei gesuiti di Brera su disegno del grande fisico
ed astronomo Ruggero Boscovich.
Gli
strumenti che lo arricchivano provenivano dai migliori laboratori ottici di
Parigi e Londra e consistevano in un quarto di cerchio murale e un sestante
mobile di 6 piedi di raggio. Barnaba Oriani, nel 1766, fece costruire da Ramsden
un quarto di cerchio murale di 8 piedi.
A
Padova l'osservatorio era collocato nella torre di Ezzelino del XIII secolo,
riadattata ad osservatorio nel 1769. Esso disponeva di un grande quarto di
cerchio murale di 2.4 metri opera di Ramsden. Il primo direttore fu Giuseppe
Toaldo.
A
Firenze sorsero due osservatori, uno nel collegio dei gesuiti grazie
all'attenzione del padre Ximenez e l'altro, nel 1772, a Palazzo Pitti, fatto
erigere dal Granduca Leopoldo nel 1772.
A
Roma sorgeva nel collegio romano un osservatorio molto ben attrezzato, fatto
costruire dal cardinale Zelada, con un quarto di cerchio di 3.5 piedi di raggio,
un riflettore di Ramsden e un equatoriale di Dollond.
Nella
seconda metà del Settecento, a Palermo, sotto la direzione di padre Piazzi,
sorse un osservatorio molto ben dotato di strumenti di produzione inglese. I
principali erano un cannocchiale meridiano e il meraviglioso cerchio intero[11]
di Ramsden, autentico capolavoro ottico-meccanico, con il quale Piazzi scoprì
il primo asteroide, Cerere.
[1]
T. BRAHE, Astronomiae instauratae mechanica, Noribergae 1602;
J.J.
de Lalande,
Astronomie, (voll. 3), § 431,
nouvelle edition, Paris 1792.
[2]
J.
HEVELIUS, Machina coelestis,
Danzig 1673 ; Journal des Savans, agosto 1782.
[3]
J.J. DE LALANDE, Astronomie,
(voll. 3), nouvelle edition, Paris 1792.
[4]
J.J. DE LALANDE, loc. cit., p. xxxj.
[5]
INSTITUT DE FRANCE, Académie des Sciences, Troisième centenaire
1666-1966, vol. I,
p. 239, Paris 1967.
[6]
J.J. DE LALANDE, loc. cit., t. II, p. 653.
[7]
J.J. DE LALANDE, loc. cit., § 2590.
[8]
J.J. de LALANDE ,
loc. cit., p. xxxvj.
[9]
G.G. MARINONI, De astronomica specula domestica et organico apparatu
astronomico libri duo. Reginae dicati à Joanne Jacobo Marinonio, patrici
utiniensi, Caesareo antehoc, nunc Regio Mathematico et Consiliario,
Viennae Austriae 1745.
[10]
BERNOULLI,
Lettres sur différens sujets,
III, p. 135 e 162, 1779.
G.
TAGLIAFERRI, L'Osservatorio di Brera
tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo, Atti del Convegno di
Studi: Fisica e filosofia naturale nell'età della rivoluzione, a cura
dell'Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti di Modena, pp. 69-83,
Modena 1991.
[11]
J.J. de LALANDE, Astronomie,
§ 2333, nouvelle edition, Paris 1792.