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© Rodolfo Calanca, 2003 |
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GEMINIANO MONTANARI ED IL RETICOLO MICROMETRICO |
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di Rodolfo Calanca |
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Il
reticolo micrometrico, utilizzato nelle Ephemerides, consentiva misure
angolari abbastanza accurate e Montanari lo impiegò con particolare assiduità.
Il passo seguente è di grande interesse storico, sia per l’illustrazione
delle caratteristiche costruttive dello strumento e la procedura seguita per la
sua calibrazione, sia per l’uso che ne fa nella misura della separazione
angolare di una stella vicinissima a Saturno, che inizialmente sospetta essere
Titano, l’assiduo compagno del pianeta.
[
4 luglio 1662, 1h 30m dopo il tramonto] abbiamo
osservato di nuovo Saturno attraverso il telescopio e già distava dalla piccola
stella osservata il giorno prima 2 minuti e 35 secondi. Portiamo a conoscenza
del lettore, il metodo usato per misurare tale distanza dal momento che ce ne
siamo serviti sia per un’altra stella fissa notata presso Giove, sia per il
diametro della Luna e anche per tracciare con precisione, di questa, la
selenografia… Eccolo dunque: con un sottilissimo filo d’argento abbiamo
costruito un reticolo; i fili, che s’intersecano ad angolo retto, si
distanziavano l’uno dall’altro con un intervallo tale che tutto lo spazio
visibile in cielo attraverso il tubo ottico, mentre era messo a fuoco sulla
lente oculare, appariva chiaramente diviso in dodici sezioni uguali in entrambi
i sensi. Il reticolo veniva ruotato in modo che, ogni volta che fosse stato
necessario, un ordine di fili potesse essere disposto parallelo al corso dei
pianeti. Così, sia osservando una stella sia un pianeta, il reticolo poteva
essere posizionato senza difficoltà sul momento. Tenendo immobile il
telescopio, la stella che osservavamo muoversi verso occidente per il moto
diurno, compiva il suo percorso in linea retta tra i due fili. In questo modo,
attraverso lo spazio dei fili trasversali perpendicolari al percorso della
stella, potevamo valutare le distanze e, a maggior ragione, se due stelle non si
muovevano sulla stessa linea, eravamo in grado di rilevare le differenze di
latitudine e di longitudine. Per calcolare quanto spazio nel cielo occupassero
gli intervalli dei fili così disposti, più volte abbiamo puntato il telescopio
verso alcune stelle prossime all’equatore…, e abbiamo posizionato il
reticolo in modo che, come abbiamo detto, la stella avanzasse seguendo un
percorso parallelo ai fili. Solo quando la stella si veniva a trovare sotto il
primo dei fili trasversali di una sezione (col telescopio fisso), abbiamo
cominciato a contare dal nostro orologio che batte i secondi di tempo, fino a
quando la stella giungeva all’ottavo, al nono o al decimo intervallo
successivo. Dopo aver ripetuto più volte tale osservazione, abbiamo scoperto
che questo tipo di stelle che si trovano sotto l’equatore, percorrono otto
intervalli precisamente in 110 secondi e tutto il campo del cannocchiale in 165
secondi, che, tradotti in misura angolare, fanno 41’¼. Un singolo intervallo
di fili corrisponde a 3’ 26”.15.[1]
Il
reticolo fu utilizzato dal Montanari anche per misurare l’altezza delle
montagne lunari con il metodo di Galileo e, in una sua lettera del 26 luglio
1676 al duca Francesco II, ne fornisce la testimonianza: “Hor questa di
misurare i monti della Luna, quanto alla dimostrazione Geometrica, è del
Galileo primo scopritore di essi monti…, ma quanto alla pratica e al modo di
osservarla colla mia reticola, questa è mia invenzione, che fino dal 1661…
con questa reticola misurava non solo le macchie, e il diametro lunare nelle
osservazioni, ch’io faceva col Sig. March. Malvasia, ma la distanza delle
stelle ancora”.
Nonostante
l’appena riportata rivendicazione sulla priorità del perfezionamento del
metodo di Galileo delle altezze dei monti lunari con il reticolo, Montanari era
perfettamente consapevole di non essere stato l’inventore dello strumento.[2]
E’ però certamente lecito affermare che egli fu il primo a comprenderne
appieno le straordinarie potenzialità scientifiche e, soprattutto, ad
impiegarlo con profitto ed assiduità nelle più disparate osservazioni
astronomiche, e nel tentativo, non riuscito, di determinare la parallasse di una
cometa.[3]
Con
ogni probabilità, attraverso Paolo del Buono, fratello di Candido, apprese
l’esistenza di un dispositivo di misura, concettualmente di derivazione
galileiana,[4]
dal quale aveva tratto sicura ispirazione per la realizzazione del suo reticolo.
Del
Buono illustrò il ritrovato a Giovanni Alfonso Borelli che però non ne
riconobbe l’importanza,[5]
se non dopo che Huygens fece conoscere la sua virgula
nel Systema Saturnium.
Borelli
fece ammenda in una delle sue opere più famose sui satelliti di Giove, uscita
quattro anni dopo le Ephemerides malvasiane, descrivendo sia lo strumento
di Candido del Buono, che lo aveva utilizzato per rilevare la distanza degli
astri medicei, sia la virgula di Huygens.[6]
Montanari,
tornerà sul suo reticolo anche molti anni dopo, quando lo applica a misure
altimetriche e topografiche: “pongasi dentro la canna dell’oculare, nel
concorso de’ fuochi, in vece del cerchietto, ove dissi si ponesse il capello
per livellare, un altro cerchietto guarnito di molti capelli… tutti
equidistanti e paralleli fra di loro”.[7]
Nel
corso degli anni bolognesi, lo usò sistematicamente in occasione di ogni
possibile evento astronomico. Durante il passaggio della luminosissima cometa
del 1664, determina con il reticolo la distanza del suo nucleo da alcune stelle
luminose. Il dispositivo era collocato al fuoco di un cannocchiale di 18 palmi
romani di sua fabbricazione ed era diviso in otto intervalli che,
complessivamente, coprivano in cielo un angolo di 43’ 12”.[8]
Egli
continuò le sue osservazioni astronomiche con il reticolo almeno fino al 1675,
come ci conferma Agostino Fabri nel registrare l’osservazione delle fasi
dell’eclisse lunare avvenuta il 6 luglio 1675, eseguita insieme a Montanari
con un “cannocchiale di palmi Romani 3 e mezzo, con una reticola, che
divideva esattamente il diametro lunare in 12 parti uguali”.[9]
In
una lettera a V. Viviani del 13 agosto 1675[10],
Montanari lamenta il fatto di aver trovato la sua reticola descritta in
un bizzarro libro del gesuita Francesco Lana[11]
dopo che egli stesso aveva incautamente letto al gesuita Ferroni, grande amico
del Lana, alcune parti manoscritte del suo trattato, che purtroppo non vide mai
la luce, il De usu reticolae.
Il
Lana, oltre a riprodurre un disegno del dispositivo (fig. 49), concepito
principalmente per misure altimetriche, scrisse anche le istruzioni per
realizzarlo.
Dalla
sua descrizione appare però chiaro che esso era un’evoluzione di quello di
Montanari, essendo mobile il filo di acciaio e in questo riprendeva il
micrometro di Picard e Auzout.
Negli
anni successivi, Montanari ebbe la vista indebolita a causa di un colpo
apoplettico che accentuò la sua miopia e i gravi problemi di visione che, ormai
da molto tempo, lo affliggevano: l’occhio destro va ottenebrandosi quasi
affatto.[12]
Da quell’infausto momento lui, che era un così abile ed intelligente
osservatore del cielo, dovette cessare le osservazioni al telescopio.
Per
almeno un paio di secoli si sono cercate le prove per l’attribuzione certa
dell’invenzione del reticolo che astronomi francesi (i già citati de la Hire,
Bailly, ecc.) accreditavano, almeno nella sua forma più primitiva, a Christian
Huygens, mentre il reticolo micrometrico a filo mobile a Jean Picard e Adrien
Auzout.[13]
Al
contrario, l’inglese Bevis la prima delle due invenzioni la faceva risalire al
proprio compatriota Gascoigne,[14]
contemporaneo di Jeremiah Horrox. In Italia, per qualche tempo, si ritenne che
il dispositivo fosse stato realizzato da
Francesco Generini,[15]
astronomo e scultore al servizio del
Granduca di Toscana.
Delambre[16]
concorda con Bevis e sostiene che Gascoigne, già nel 1641, avrebbe utilizzato
un micrometro nelle misure del diametro lunare, addirittura a due fili mobili
per mezzo di viti e di un indice che segnava l’intervallo tra i fili.
Oggi
si pensa, probabilmente a ragione che, almeno in Italia, il primo a proporre
pubblicamente un accessorio micrometrico per misure angolari da applicare al
cannocchiale sia stato Eustachio Divini, del quale abbiamo parlato per la
disputa con Huygens sugli anelli di Saturno.
Il
suo reticolo a fili fissi, di cui aveva compreso solo in parte l’importanza in
astronomia, indubbiamente aprì la strada al più evoluto micrometro a filo
mobile.[17]
Così
Divini, nel 1649, illustra, purtroppo con scarsa limpidezza, l'invenzione in un
commento alla sua carta lunare: “Telescopio
Palmorum 24 observatum, quo minimas et minutissimas Lunae maculas scrutatus est.
Et altero palmorum 16 instructo versus oculum non Vitro Concavo, sed Lente
Vitrea subtilissimis Filis ad instar Craticulae dispositis aperta, qua ipsas
Lunae maculas delineavit et suo quamque loco propria manu exactissime posuit”.[18]
Nel
1663 egli accenna di nuovo al reticolo quando fornisce ad un suo cliente un
cannocchiale per uso topografico: “Fui
pregato da un amico molto virtuoso, se li potevo io in qualche maniera
aggiustare un Occhiale, che con esso potesse pigliare le distanze per
facilitarli la fatiga nel misurare, per pigliar le Piante, che stava facendo. Io
... li feci un occhiale di mediocre lunghezza, e nella lente oculare applicai in
distanza dalla Lente poco meno che il Suo fuoco, due capelli, che formavano una
croce... Per l'appunto nell'istesso modo, che feci, quando disegnai la mia Luna,
che pubblicai del 1649 per accomodar le sue macchie giustamente ne' suoi luoghi,
vi posi una craticola di minutissimi quadri nel modo accennato in detta Luna”.[19]
Per
McKeon,[20]
che, in un bel lavoro, ha studiato la storia degli strumenti astronomici nel
XVII secolo, i due testi citati, così scarsi di dettagli informativi, appaiono
discordanti e la loro interpretazione porterebbe a formulare le seguenti tre
ipotesi. La prima è che il reticolo diviniano sarebbe stato collocato
all'esterno del cannocchiale, con lo stesso sistema adottato da Francesco Maria
Grimaldi e citato da Riccioli nell’Astronomia Reformata.
La
seconda è che il dispositivo fosse impiegato come un vero e proprio reticolo
nel fuoco del cannocchiale; la terza ipotesi è che i fili fossero posti dalla
parte esterna dell’oculare. E’ oggi pressoché impossibile avere la certezza
assoluta di quale sia stata la vera natura dello strumento del Divini. Prendiamo
per buono quanto scrive egli stesso al conte bolognese Carlo Antonio Manzini: quella
è stata l'inventione mia.[21]
All’epoca della pubblicazione delle
Ephemerides, 13
anni dopo la selenografia di Divini, il reticolo, nelle mani di Montanari, era
già uno strumento maturo. Egli lo usa con sicurezza, come testimoniano le oltre
cento misure micrometriche riportate nell’opera.
Abbiamo
sopra riportato il brano delle Ephemerides riguardante l’osservazione
della stellula hesterna[22] che si trovava tra il
disco di Saturno ed il satellite Titano. Fino al 18 di luglio continuò i
rilevamenti della stella e la sua distanza da Saturno, intercalandoli, il 13 ed
il 14 luglio, con le misure di posizione di Titano, che trovò, rispettivamente,
2’ 17” e 2’ 10” ad occidente di Saturno. Le posizioni del satellite
erano però sottostimate di 37” e 33”.
Ma
non si limita al solo Saturno, anche Giove, i suoi satelliti e le stelle più
luminose casualmente all’interno del campo di vista, furono oggette di
misurazioni. Ad esempio, il 12 giugno, 2h 10m dopo il
tramonto, mentre seguiva Giove e i suoi satelliti (Ephem., p. 205) nota
una stella fissa di magnitudine 6.6,[23]
a 6 ¾ intervalli del reticolo ad est di Giove (in misura angolare: 23’
12”). Continua, con assiduità, l’osservazione anche nelle serate
successive, fino al 23 luglio, quando ormai la stella non era più misurabile
perché al di fuori del campo che comprendeva anche Giove.
Possiamo
avere un’idea della qualità delle sue misure micrometriche esaminando le
stime dei diametri di Giove e Saturno effettuate nello stesso anno. Nel mese di
maggio (Ephem., p. 214), Montanari valuta il diametro di Giove pari ad un
quarto d’intervallo del suo reticolo, equivalente a 51”. Noi sappiamo,
invece che, in quel mese, il diametro del pianeta era, mediamente, 43”. Anche
nel mese di settembre, sovrastima a 41” il diametro di Giove, quando questi
era, all’inizio del mese, di 34” e di 32” alla fine.
Nel
mese di maggio e giugno misura l’asse maggiore dell’anello di Saturno (Ephem.,
p. 203), trovandolo di 41”, valore pressoché identico al vero, e le stime di
ottobre sono altrettanto corrette, 35”.
Si
può ragionevolmente ipotizzare che le più accurate misure delle dimensioni di
Saturno, siano dipese da una minor irradiazione dell’immagine di questo
rispetto a Giove. Ricordiamo che Giove, in quei mesi, superava in luminosità
Saturno di ben sette volte. Il fenomeno dell’irradiazione, accentuato
dall’aberrazione sferica e dai difetti zonali delle lenti dei primi
cannocchiali, produceva una dilatazione dell’immagine del disco planetario più
brillante, falsandone quindi la misura.
Altre
considerazioni si possono fare a proposito della misura di un pianeta dal
diametro apparente assai minore, Marte. Il 7 luglio 1662 Montanari determinò il
diametro di Marte a 25”, quando in realtà esso era di appena 5”. A mio
parere, questo fatto dimostra, che il minimo angolo risolubile, a stima, del
reticolo impiegato dallo studioso modenese, applicato al cannocchiale di
Malvasia, era pari a circa un decimo dell’intervallo tra due fili, cioè
20”.
E’
ben noto che fino ai primi decenni del Seicento i diametri apparenti dei pianeti
e delle stelle, erano largamente sovrastimati.
Tycho,
in epoca pre-telescopica, riteneva che Saturno, alla distanza media dalla Terra,
misurasse addirittura 1’ 50” appena un po’ meno van Lansberg, che già
poteva disporre del cannocchiale ma che non era certo un abile osservatore.
Gli
errori maggiori concernevano Venere, che per Tycho era di 12’ (circa dodici
volte il vero) e per Kepler 7'. Nelle Ephemerides, Malvasia dichiara che
non furono eseguite misure di Venere perché non avevamo ancora scoperto
l’uso del reticolo.[24]
I
primi a darne una misura pressoché esatta del diametro apparente, furono
Jeremiah Horrocks[25]
e William Crabtree nel 1639, in occasione del famoso transito del pianeta sul
Sole.
La
più ampia rassegna di determinazioni dei diametri planetari del Seicento fu
compilata da Riccioli nell’Astronomia Reformata[26]
(che non riporta però il lavoro di Horrocks, ancora sconosciuto), opera nella
quale ben si percepisce l’evolversi delle nuove tecniche d’osservazione
astronomica tra il XVI e la prima metà del XVII secolo.
E’
qui che troviamo riunite le osservazioni di maggior interesse storico e
scientifico. Il 22 aprile 1646, Hevelius, determina il diametro di Giove
attraverso il confronto con una formazione lunare che, secondo la sua personale
nomenclatura, era il monte Moschum nel Sinus Euxini. Questo monte lunare, alla
sua base, misura 4’ e Giove era pari ad un suo terzo, cioè 1’ 20”. In
realtà il suo sistema non si rivelò molto efficace, perchè il pianeta quella
notte misurava appena 35”. Il 24 dicembre dello stesso anno Hevelius ripete la
misura, migliorandola leggermente. Giove questa volta è comparato con il monte
lunare Etna e trovato 1’; il suo vero diametro era di 45”. Infine,
accenniamo all’ottima determinazione di Giove e a quella, meno buona, di Marte
eseguite da Francesco Maria Grimaldi che il 22 luglio 1649 stimò il primo
42”, invece di 34”, e Marte di 21” (sovrastimato, era di soli 5”).
Ma,
indiscutibilmente, la via da seguire nelle misure angolari celesti era quella
tracciata da Montanari con il suo reticolo. Nei decenni successivi, già
universalmente adottato dalla comunità astronomica, si assistette ad un suo
decisivo perfezionamento, con l’introduzione di fili mobili, sostenuti da
carrelli e mossi da viti di precisione.
Purtroppo
nessuno dei numerosi reticoli realizzati da Montanari, veri apri-pista della
moderna astronomia di posizione, è giunto fino a noi.
Pare,
addirittura, che l’unico reticolo micrometrico del XVII secolo ancora oggi
esistente, un esemplare a filo mobile[27]
datato 1677, sia quello conservato presso il Seminario Vescovile di Treviso. Lo
splendido manufatto, recentemente restaurato, uscì dalla bottega di Giacomo
Lusverg, un eccellente artigiano costruttore di strumenti di precisione, che
operò a Roma tra il 1668 e il 1689. Tra Lusverg ed il suo contemporaneo
Montanari, rileviamo un paio di curiose coincidenze, forse non casuali: entrambi
erano d’origine modenese ed entrambi si occuparono, nello stesso periodo e tra
i primi in Italia, di dispositivi micrometrici per misure astronomiche.
|
| NOTE
[1]
C. Malvasia, Ephemerides Novissimae, Mutinae 1662, p. 196 (traduzione di Sofia
Petrantonakis).
[2]
Intorno al 1670-1675 egli venne a conoscenza dei lavori che
precedettero la sua invenzione, dal micrometro di Eustachio Divini, alla virgula
di Huygens fino al reticolo a fili mobili di Auzout che fu però realizzato
dopo la sua reticula.
[3]
Nella lettera a Magliabechi del 11 settembre 1682, Montanari dice che
se la cometa si fosse lasciata vedere in siti assai alti, ond’io avessi
potuto osservarla col mio Cannocchiale a reticola, avrei trovata facilmente
la sua vera parallasse.
[4]
Nella III Giornata dei Massimi Sistemi, Galileo propone un modo per
misurare il diametro delle stelle: ho fatto pendere una cordicella verso
qualche stella… e poi con l’appressarmi e slontanarmi da essa corda
traposta tra me e la stella, ho trovato il posto, dal qual la grossezza
della corda puntualmente mi nasconde la stella…e dalla proporzione della
grossezza della corda alla distanza dall’occhio alla corda, ho
immediatamente trovata la quantità dell’angolo.
[5]
R. Caverni, Storia del metodo sperimentale in Italia, tomo I,
p. 413-418, Firenze 1898.
[6]
G.A. Borelli, Theoricae Mediceorum Planetarum, pp. 145-146,
Florentiae 1666: id ipsum praestari potest plaeclaro artificio nuper ab
ingeniosissimo Christiano Hugenio editum (licèt multò priùs idipsum mihi
Dominus Candidus Buonus Florentinus communicaverit) adaptatur in tubo optico
propè lentem ocularem in eiusque foco tenuissimum filum aeneum, et tum si
telescopio luminosum aliquod obiectum conspiciatur, veluti est Luna, aut
Iuppiter, representatur in disco splendido stelle linea quaedam ombrosa
distinta, et terminata, genita ab aeneo filo: huismodi linea transfertur
moto, vel circumvoluto telescopio, ut fecet per centrùm, vel contingat
discum Iovis, perpendicularisque fit ad lineam motus diurni, quam centrum
Iovis percurrit, posteà brevissimo et celerissimo aliquo funependulo per
eius oscillationes dimetitur tempus, dum supra filum umbrosum transit discus
Iovis: demùm sequentes oscillationes numerantur, quosque stella Medicea
Iovi propinquior pertingat ad eamdem fili umbram, eodemque modo proceditur
in reliquis Mediceis.
[7]
G. Montanari, La livella diottrica, p. 17, Bologna 1674.
[8]
G. Montanari, Cometes Bononiae observatus anno 1664 et 1665,
p. 11, Bononiae 1665.
[9]
A. Fabri, Efemeride Premonizioni astronomiche, et
Astrologico-Mediche per l’Anno Bisestile MDCLXXVI, p. 6 e p. 12,
Bologna 1676. Sfogliando questo libretto si è colpiti dal fatto che il nome
di Montanari, autentico castigamatti degli astrologi, si trovi nelle stesse
pagine che riportano indicazioni di medicina astrologica sui giorni ritenuti
“sospetti per cavar Sangue, ò esibir purganti”.
[10]
Citato da S. Rotta, Scienza e pubblica felicità in Geminiano
Montanari, in Miscellanea Seicento, Firenze 1971, II vol., nota n. 39 a
p. 146.
[11] F. Lana, Prodromo overo saggio di alcune inventioni nuove
premesso all’arte maestra, p. 242, Brescia 1670. Il libro del Lana
fornisce precetti per fabbricare un orologio che si muova perpetuamente
oppure, altra perla, come fabbricare una nave che camini sostentata sopra
l’aria a remi e a vele.
[12]
G. Montanari, L’astrologia convinta di falso, p. 112, Venezia 1685.
[13]
A. Auzout, Du micrometre, Mémoires de l'Académie Royale des Sciences, tome
VII, premiere partie, pp. 95-112, Paris, 1729.
[14]
J. Bevis, Philosophical
Transactions for the Year 1753, n. 190.
[15]
G. Abetti, Storia dell’astronomia, p. 122, Firenze 1963.
[16]
J.B. Delambre, Histoire de l'Astronomie moderne, II vol., pp. 589-590 , Paris 1821.
[17]
G. Govi, Della invenzione del micrometro per gli strumenti astronomici,
Bullettino di Bibliografia di Storia delle Scienze Matematiche e Fisiche
pubblicato da B. Boncompagni, t. XX, pp. 607-622, Roma 1887.
[18] E. Divini, Mappa lunare
delineata negli anni 1646-1649.
[19]
E. Divini, Lettera al Conte Carlo Antonio Manzini, dove si ragguaglia di
un nuovo lavoro, e componimento di lenti, che servono à Occhialoni ò
semplici ò composti, p. 58, Roma 1663.
[20]
R. McKeon, Les Debuts de l'Astronomie de Précision, I, Historie de la
Realization du Micrometre Astronomique, Phisis, 1971, XIII, n. 3, pp.
234-236.
[21]
E. Divini, loc. cit., p. 60.
[22]
Le coordinate equatoriali apparenti della stella, la
HD144925, per l’epoca 1662, sono: A.R. 15h 49m
36s; decl. –18°
02’ 49”.
[23]
Le coordinate equatoriali apparenti della stella, la HD126766, per l’epoca
1662, sono: A.R. 14h 09m 33.25s; decl.
–11° 48’ 36.3”.
[24]
C. Malvasia, loc. cit., p. 217. L’affermazione di Malvasia sembra far
risalire la realizzazione dei primi reticoli di Montanari alla tarda
primavera del 1662.
[25]
S.B. Gaythorpe, Horrocks Observations
of the Transit of Venus 1639 November (O.S.), Journal of the British
Astronomical Association, 47
(1936-1937), pp. 60-68.
[26]
G.B. Riccioli, Astronomia Reformata, pp. 352 e segg., Bononiae 1665.
[27]
P. Todesco, Il Micrometro filare di Giacomo Lusverg (anno 1677), Nuncius, XII,
1997, fasc. 1, pp. 93-107. |