OPERE RARE: Cornelio MALVASIA, Ephemerides Novissimae....

 

Antiporta

Prima pagina del Proemio

 

C. Malvasia, Ephemerides Novissimae motuum coelestium. Marchionis Cornelii Malvasiae Senatoris Bononiensis, Marchionis Bismantuae Sereniss.mi Mutinae Ducis status consiliarii, et Generalis Armorum praefecti. Ad longitudinem Urbis Mutinae gr. 34. 5. Ex Philippi Lansbergii hypothesibus exactissimè supputatae, et ad Caelestes observationes nuper habitas expensae ab anno 1661. ad annum 1666. cum observationibus ipsis interim ab Authore habitis, et ad Calculum revocatis. Additis Ephemeridibus Solis, et tabulis Refractionum, ex novissimis hypothesibus Doctoris Ioannis Dominici Cassini, in Archigymnasio Bononiensi Astronomiae Professoris Praestantissimi, ex Typographia Andreae Cassiani, Mutinae 1662.

 

L’opera astronomica Ephemerides Novissimae, attribuita al marchese Cornelio Malvasia, un des plus dignes amateurs de cette science, ma, in realtà composta, per quanto concerne gli aspetti scientifici e di calcolo astronomico, da Geminiano Montanari, accoglie due fondamentali contributi di Giovan Domenico Cassini. Il primo sulla rifrazione atmosferica e le relative tavole, l’altro sulle accuratissime effemeridi del Sole derivate dalle osservazioni alla meridiana di S. Petronio a Bologna che il grande astronomo eseguì nel periodo 1655-1660. Inoltre, nelle Ephemerides, sono di particolare rilevanza storica le notizie sul reticolo, applicato dal Montanari al fuoco di un cannocchiale e, per la prima volta nella storia dell’astronomia, utilizzato in modo sistematico nelle osservazioni planetarie. Con questo fondamentale strumento di misura Montanari realizzò, tra l’altro, la sua splendida carta lunare, allegata al volume delle Ephemerides, una delle più accurate e vicine al vero del XVII secolo, nonché primo autentico esempio di selenografia scientifica.

Il volume delle Ephemerides, pubblicato a Modena nel 1662 presso il libraio Andrea Cassiani, consta di 220 pagine in folio. L’antiporta, magistralmente incisa da Francesco Stringa, valente pittore della corte estense, ritrae una figura femminile che osserva Giove al cannocchiale mentre dipinge lo stemma del cardinale Giulio Sacchetti, legato pontificio a Bologna. L’insegna araldica dell’alto prelato (la cui effigie domina la parte superiore dell’incisione) curiosamente richiama le bande scure del pianeta.

Il lavoro si apre con la dedicatoria al cardinale, Princeps Eminentissime, dove dice, ribadendo il motivo illustrato nell’antiporta: “potissimum autem observanti mihi admirandum Iovis sydus; contigit in eius variegato vultu tua ipsius Stemmata recognoscere”.

Nel lungo proemio (De istituti ratione), nel quale esterna la stima e l’affetto fraterno per Cassini ma dove purtroppo non si trova cenno del consistente contributo del giovane Montanari, Malvasia traccia il piano dell’opera e cita alcuni dei maggiori compilatori di effemeridi che lo hanno preceduto, i vari Argoli (spesso criticato), Placido de Titiis e il solito Montebruno.  Seguono, nel classico stile secentesco, alcune ampollose e adulatorie poesie latine e italiane, dedicate al marchese da Andrea Mariani, dagli stessi Cassini e Montanari e da Giacinto Onofrio.

Finalmente iniziano le vere e proprie effemeridi, precedute da numerose informazioni su importanti grandezze astronomiche: i valori dell’obliquità dell’eclittica, la precessione degli equinozi, la data della Pasqua, e la previsione delle eclissi di Sole e di Luna.

 

 

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