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© Rodolfo Calanca, 2005 - Recensioni libri scientifici moderni |
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M. U. Lugli, Geminiano Montanari, Edizioni il Fiorino, Modena 2004. pp. 279, formato 17 x 24 cm. Prezzo: euro 16,00.
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Mario Umberto Lugli, Geminiano Montanari, Edizioni il Fiorino, Modena 2004.
Recensione di Rodolfo Calanca
Mario Umberto Lugli, già docente di fisica applicata e tra i principali promotori della realizzazione del Planetario Comunale di Modena, del quale è oggi Direttore onorario, presenta questa sua seconda fatica (la prima è un ampio e documentatissimo lavoro sulla vita di Pietro Tacchini già recensito su queste pagine) che si inserisce in un progetto di pubblicazione di biografie scientifiche di illustri astronomi originari di un’area geografica, identificabile con gli antichi stati estensi, che gravita intorno alla città di Modena. Lugli, in questo suo bel volume, traccia un minuzioso profilo di Geminiano Montanari, certamente una delle figure di maggior rilievo nel panorama scientifico italiano della seconda metà del Seicento. Personaggio straordinariamente eclettico, con interessi che spaziavano dall’astronomia alla fisica sperimentale fino all’economia monetaria, Montanari ha lasciato un’impronta non trascurabile, e fino ad ora poco conosciuta, in ognuna di queste discipline. Era nato a Modena nel 1633 e, a vent’anni, si era recato a Firenze dove studiò giurisprudenza per poi passare all’Università di Salisburgo dove si laureò nel 1656. A Vienna, conobbe il fiorentino Paolo del Buono, uno degli ultimi allievi di Galileo, matematico al servizio dell’imperatore, sotto la cui guida studiò matematica e astronomia, e compì esperienze sull’incompressibilità dei fluidi e numerose osservazioni astronomiche già dal 1658. Dopo un ulteriore breve soggiorno a Firenze, caratterizzato da lunghe notti trascorse al cannocchiale in compagnia del cardinale Leopoldo de’ Medici e di alcuni membri dell’accademia del Cimento, per osservare il sistema di anelli di Saturno, la cui vera natura era da poco stata svelata da Huygens, tornò a Modena nel 1661, dove per breve tempo ricoprì la carica di filosofo e matematico del duca Alfonso IV, grazie ai buoni uffici del marchese Cornelio Malvasia. Alla morte del duca estense, avvenuta nel 1663, Montanari si trasferì a Bologna in casa del marchese, continuando gli studi e le ricerche astronomiche presso la specola di Panzano. Poco dopo la morte prematura di Malvasia, avvenuta nel 1664, il Senato bolognese lo elesse alla cattedra di matematica dello Studio. A Bologna si trattenne per ben quattordici anni fino a quando, nel 1678, passò all’università di Padova dove, oltre alla cattedra di “astronomia e meteore”, creata espressamente per lui, ricoprì i più svariati incarichi pubblici per conto della Repubblica di Venezia. Morì in questa città il 13 ottobre 1687 all’età di soli 54 anni.
Spirito modernissimo, Montanari era straordinariamente versato nelle più disparate ricerche sperimentali, tra le quali ricordiamo quelle sui vasi comunicanti, sui vetri infrangibili e la messa a punto di fondamentali strumenti di misura (la livella diottrica, il reticolo micrometrico, il barometro, ecc.). L’Autore giustamente osserva (p. 55) che “[Montanari] aveva in mente Boyle per la parte sperimentale, Gassendi per la finalità cui doveva tendere la scienza, Galilei e il suo metodo per una separazione netta della fisica dalla metafisica”. Una dimostrazione lampante delle sue eccezionali doti di sperimentatore è fornita dall’applicazione del reticolo al fuoco di un cannocchiale e, per la prima volta nella storia dell’astronomia, utilizzato in modo sistematico nelle osservazioni planetarie. Con questo fondamentale strumento di misura egli realizzò, tra l’altro, la sua splendida icon lunaris, primo autentico esempio di selenografia scientifica. Di notevolissimo interesse i suoi studi stellari, precursori della moderna astrofisica, sopra tutti quelli riguardanti le variazioni di magnitudine della stella più luminosa nella testa della Medusa, Algol nella costellazione di Perseo, che osservò tra il 1667 e il 1670 e che trovò oscillare tra la quarta e la seconda grandezza. Queste ricerche contribuirono ad infrangere uno dei paradigmi sui quali appoggiava la cosmologia aristotelica che, scrive Lugli (p. 121), riguardava “l’immutabilità e l’invariabilità della volta celeste. L’astronomo modenese ha concretamente contribuito a mutare il cielo: dopo di lui non fu più né cosmos né mundus, ma solo, e finalmente, volta celeste”. Originalissime le sue ricerche sulla componente termica della radiazione lunare che così descrive: “uno specchio ustorio grande, col qual raccolti i raggi della Luna, e fatti ferire in un Termometro assai delicato di moto, si vede mostrar più gradi di calore che prima non faceva”. Le numerose ed accurate osservazioni della cometa del 1680 gli valsero il plauso di Isaac Newton che non mancò di includerle nel libro III del suo fondamentale Philosophiae Naturalis Principia Matematica, il De Mundi systemate, nel quale risolve per via grafica le orbite di questi misteriosi corpi celesti. Nei Principia il nome di Montanari ricorre almeno quindici volte. Nell’Astrologia convinta di falso (Venezia 1685), l’opera sua più nota, dedicata al duca di Sabbioneta, egli combatte con decisione l’astrologia giudiziaria. Gli argomenti di Montanari richiamano alla mente, in perfetta sintonia d’idee, le confutazioni contenute nelle Disputationes adversus astrologiam divinatricem di Giovanni Pico della Mirandola, pubblicate duecento anni prima. Per Montanari era un vanto affermare che, nei sedici anni d’insegnamento a Bologna, “sono sempre stato coerente nell’affermare sia in pubblico che in privato che ho sempre ritenuto l’Astrologia Giudiziaria cosa falsa e vana a guisa d’uomo che sempre l’hò creduta insussistente, e che non aveva per anco veduto ò letto ragione alcuna che mi persuadesse verisimile ciò che per vero tengono fermamente que’ tali che ci credono, e forse qualcuni di quelli che la professano, ò per dilettazione ò per altro”.
Il libro di Lugli ha grandi meriti, soprattutto là dove ci fa comprendere qual è stato il percorso intellettuale di una figura ricca e complessa come quella di Montanari. Raramente possiamo leggere una biografia scientifica che, come questa, è essenzialmente basata sull’analisi delle fonti primarie e su di un imponente, profondo ed originale lavoro di ricerca.
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