© Rodolfo Calanca, 2005 - Recensioni libri scientifici moderni

 

 

 

John Gribbin, L’avventura della scienza moderna, Longanesi & C., 2004.

pp. 655, formato 14 x 20 cm.

Prezzo: euro 26,00.

 

 

John Gribbin, L’avventura della scienza moderna, Longanesi & C., 2004.

 

Recensione di Rodolfo Calanca

John Gribbin, astronomo e docente all’Università del Sussex in Inghilterra e ben noto e prolifico divulgatore scientifico, è conosciuto in Italia principalmente per la sua “Enciclopedia di Astronomia e Cosmologia”, pubblicata nel 1998.

Questa sua nuova e corposa fatica ha invece l’obiettivo dichiarato di farci “scoprire” oltre quattro secoli di pensiero scientifico e di applicazioni tecnologiche, attraverso l’avvincente narrazione della vita e delle opere di numerosi studiosi che “in grandissima parte [erano] persone di intelligenza normale”. Questa relativa “normalità”, secondo Gribbin, “rende la vicenda [del progresso scientifico] ancor più straordinaria”.

Secondo una tradizione ormai fin troppo consolidata, anche Gribbin individua l’inizio della cosiddetta “rivoluzione scientifica” con la pubblicazione dell’opera di Copernico avvenuta nel 1543, alla quale affianca la contemporanea ed importantissima De humani corporis fabrica di Andrea Vesalio, pietra miliare nell’indagine sui meccanismi che presiedono al funzionamento del corpo umano.

Ora, ritengo che sia una semplificazione eccessiva assegnare a Copernico un ruolo “rivoluzionario” che certamente non fu mai il suo. L’astronomo polacco, fedele alla tradizione culturale e scientifica classica, era arroccato su posizioni filosofiche tipicamente medioevali, del tutto incomprensibili anche ad un Galileo, nato appena 21 anni dopo l’uscita del De Revolutionibus.

Gribbin in parte riconosce  l’incongruità di certe scelte storiografiche standardizzate: “naturalmente qualunque scelta di una data d’inizio per la storia della scienza è arbitraria”. Allora perché non modificare un modo (che è poi lo stesso dell’Autore), troppo spesso sbagliato e fuorviante, di raccontare la storia della scienza?

Inoltre, l’Autore sostiene che è naturale descrivere gli avvenimenti storici “con riferimento al lavoro dei singoli che hanno lasciato un’impronta nella storia della scienza […] ma questo non significa che la scienza sia progredita grazie all’opera di una serie di geni insostituibili dotati di una particolare capacità di intuire come funziona il mondo  […]. Il progresso scientifico si realizza passo dopo passo”. In particolare, questa ultima affermazione è sicuramente vera, ma è anche vero che il faticoso percorso della scienza non è lineare, costellato com’è di passi falsi e di deviazioni anche clamorose che hanno portato alla costruzione di sistemi di pensiero del tutto infondati dal punto di vista scientifico. Tuttavia, anche queste elaborazioni sbagliate possono avere per noi un interesse intellettuale e culturale straordinario; basti pensare, ad esempio, all’ipotesi dei “vortici” cartesiani ed al grande dibattito scientifico che ne scaturì tra il Sei-Settecento.

A parte queste considerazioni di “metodo”, il libro di Gribbin è in ogni modo da apprezzare per la vastissima mole di informazioni scientifiche che spaziano per quattro secoli dall’astronomia alla genetica.

Purtroppo però non sempre le notizie storiche sono di primissima mano. Evidentemente questo comporta il rischio di errori non trascurabili, come nel caso dei cannocchiali di Galileo (p. 94), uno dei quali, scrive Gribbin, “venne inviato al principe elettore arcivescovo di Colonia, per Keplero, l’unico astronomo onorato in tal modo, perché lo usasse per verificare le scoperte [dello stesso] Galileo”. E’ noto invece che Galileo non ebbe mai riguardi nei confronti di Keplero e quel cannocchiale galileiano capitò per caso, e solo in prestito, nelle mani dell’astronomo tedesco. Chi poté invece definirsi “onorato” dal dono di un cannocchiale del Grande Pisano fu l’astronomo e filosofo francese Pierre Gassendi.

La parte del libro forse più interessante è quella finale, in particolare gli ultimi tre capitoli, che riguardano, rispettivamente, le scoperte sull’atomo e la fisica quantistica, la biologia ed il codice genetico e, infine, le scoperte astronomiche fino alle soglie del nuovo millennio. 

Nell’epilogo Gribbin ammette che l’impostazione basata essenzialmente sulla biografia dei grandi scienziati, da lui data alla sua storia della scienza, “non è un’impostazione che goda di grandi favori tra gli storici oggi”: il risultato conseguito è, comunque, apprezzabile.   

  

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