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© Rodolfo Calanca, 2005 - Recensioni libri scientifici moderni |
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Martin Gorst, Quando il mondo è cominciato. Alla ricerca dell’inizio del tempo Recensione di R. Calanca
Martin Gorst, scrittore e produttore di documentari scientifici televisivi, nel saggio “Quando il mondo è cominciato, alla ricerca dell’inizio del tempo”, ha tracciato un percorso storico di indubbio fascino che prende spunto dall’osservazione che la Bibbia, nella versione anglicana, perlomeno fino agli inizi del XX secolo, poneva a fianco del primo versetto della Genesi la data esatta della creazione: il 4004 prima di Cristo. Tra tutti i popoli dell’antichità, soltanto quello ebraico credeva in un preciso inizio del mondo, il primo giorno in cui Dio aveva creato il cielo e la Terra. Per tutte le altre civiltà, dall’egiziana alla babilonese, l’idea che il mondo potesse aver avuto un principio era inconcepibile. In quelle antiche civiltà il tempo consisteva di continui cicli, ere che si ripetevano per l’eternità. Anche Aristotele proclamava che “il tempo è infinito e l’universo eterno”. Con l’affermazione del cristianesimo e soprattutto dopo la pubblicazione della “Città di Dio” di S. Agostino, agli inizi del V secolo dopo Cristo, la tesi agostiniana (il momento della creazione è l’inizio del tempo) prese definitivamente piede. Gorst ricostruisce con perizia la storia delle concezioni sull’inizio dei tempi e raggiunge la massima intensità narrativa quando descrive la vita e le idee degli estrosi personaggi che, nel periodo compreso tra il XVII ed il XX secolo, ruotarono intorno alla cronologia del mondo. Dedica pagine efficaci e godibili alla figura del vescovo anglicano James Ussher, autore degli Annali del mondo, pubblicato a partire dal 1650 che, dopo decenni di faticosissimi studi sulle più disparate fonti storiche, era giunto all’inequivocabile conclusione che il mondo iniziò sabato 22 ottobre del 4004 a.C., esattamente alle 6 pomeridiane. E altrettanto piacevole la lettura delle successive pagine dedicate a Newton ed Halley. E’ poco noto il fatto che il padre della gravitazione universale alla cronologia biblica dedicò una quantità di tempo e di energie superiore a quello profuso nei suoi studi scientifici. L’obiettivo di Newton non era di trovare la vera data della creazione, condivideva in questo le idee di Ussher, bensì di conciliare determinati avvenimenti della storia dell’antichità classica con la cronologia delle Sacre Scritture. Egli utilizzò, per la prima volta, il metodo della datazione basato sulla precessione degli equinozi. Edmund Halley, convinto assertore che l’osservazione della natura poteva rivelare l’età della Terra, propose invece un ingegnoso metodo di datazione che faceva uso della variazione, nel corso dei secoli, della salinità degli oceani. All’epoca non mancavano però prese di posizione nettamente in contrasto con il racconto biblico. Il francese Isaac La Peyrère (1594-1676) sosteneva che la civiltà egizia era vecchia di 50 000 anni e che i caldei, il popolo più antico, avevano eseguito le loro prime osservazioni astronomiche ben 470 000 anni fa. Gorst dedica uno spazio adeguato ad un altro notevole personaggio, Thomas Burnet che, nell’opera La Teoria Sacra della Terra del 1681, trovò il modo di conciliare il testo biblico con l’osservazione che le montagne non potevano essere state create nei sei giorni riportati dalla Genesi. Le successive teorie millenariste inglesi facevano invece intervenire l’azione distruttiva delle comete per spiegare il Diluvio Universale. Il collega e successore di Newton a Cambridge, William Whiston sosteneva che il 28 novembre 2349 a.C. la cometa del 1680, in un suo antico passaggio, aveva provocato la fuoriuscita delle acque sotterranee contenute nelle profondità degli abissi e che la sua coda ricca di umidità aveva prodotto i quaranta giorni di piogge bibliche. Qui Gorst commette un errore non veniale quando, a pagina 88, scrive che la cometa del 1680 citata da Whiston: “non era una qualsiasi cometa bensì quella di Halley”. L’autore la confonde clamorosamente con quella di due anni dopo, questa sì la vera cometa di Halley. Forse l’abbaglio è stato provocato dal fatto che anche la maestosa cometa del 1680 fu studiata dal grande astronomo inglese, che ne determinò il periodo in 575 anni. Il saggio di Gorst, esauriente e ben documentato, prosegue, senza battute d’arresto, attraverso l’Ottocento ed il Novecento facendoci incontrare personaggi come Buffon, Cuvier, Laplace, Einstein e molti altri ancora. In conclusione al suo lavoro, così sintetizza il senso e l’evoluzione della ricerca cronologica che tanto aveva assillato studiosi come Ussher e Newton: “Nella ricerca per scoprire l’inizio del tempo, gli scienziati e i filosofi hanno rivoluzionato la nostra percezione del mondo […] [Nel Medioevo] gli uomini erano nati con il mondo e sarebbero finiti con esso. Era impensabile ritenere che la Terra fosse esistita prima dell’uomo. Ma questa filosofia antropocentrica era destinata a scomparire fra il XVIII e XIX secolo […] d’un tratto la nostra posizione si ridusse. Il mondo non era stato creato per noi”.
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Martin Gorst, Quando il mondo è cominciato. Alla ricerca dell’inizio del tempo, Edizioni PIEMME, 2002. pp. 334, formato 13,5 x 21 cm. Prezzo: euro 17,90
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