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OPERE RARE: E.DANTI, La sfera... |
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frontespizio della Sfera di Proclo adornato da un planisfero, sul quale sono indicati l’Asia e l’Africa, con sovrapposto lo stemma mediceo. |
Frontespizio del trattato di Danti, scritto per gli studenti di matematiche, sull’uso astronomico ed astrologico della sfera armillare. |
Proclo,
La Sfera di Proclo Liceo tradotta da maestro Egnatio Danti; Cosmografo del
Serenissimo Gran Duca di Toscana, con le annotazioni e con l’uso della Sfera
del medesimo, In Fiorenza nella Stamperia de’ Giunti, 1573.
Egnatio
Danti, Trattato
dell’uso della Sfera, In Fiorenza nella Stamperia de’ Giunti, 1573.
Note
biografiche:
PROCLO
(412-485 d.C.), filosofo greco originario della Licia; studiò ad
Alessandria con Erone e Olimpiodoro il Vecchio. Passò poi ad Atene dove fu
discepolo di Plutarco di Atene e di Siriano. Proclo fu l’ultimo grande
interprete del pensiero neoplatonico ed è conosciuto come commentatore di
alcuni dialoghi del Maestro. Si occupò di astronomia, in particolare
tolemaica e, tra i suoi scritti di questa materia, è interessante la Hypotyposis
astronomicarum positionum, che esamina le idee astronomiche antiche,
anche se con scarsa originalità e qualche inesattezza di troppo (si veda:
P. Duhem, Le Système du Monde, t. II, p. 39-40).
Egnazio
DANTI (il cui vero nome
era Pellegrino Ranaldi), nacque a Perugia nel 1536 e morì ad Alatri nel
1586. Il padre era un architetto di un certo nome mentre i due fratelli,
Girolamo e Vincenzo, esercitarono la pittura e la scultura. Egnazio,
divenuto domenicano, si occupò d’astronomia, matematica, cosmografia,
pittura ed architettura. Nel 1571 gli fu assegnata la cattedra di matematica
presso lo Studio fiorentino. Fu abilissimo costruttore di strumenti
astronomici, in particolare di Astrolabi e planisferi. Suo è il quadrante
astronomico sulla facciata di S. Maria Novella con otto orologi solari ed
un’armilla equinoziale. Il padre generale dell’ordine lo trasferì a
Bologna nel 1575 e l’anno successivo divenne professore di matematica
nello Studio. Una delle sue opere più apprezzate di quel periodo fu la
meridiana di S. Petronio che, decenni dopo, fu sostituita da quella del
Cassini. Fu chiamato in Vaticano da Gregorio XIII che gli conferì
l’incarico di cosmografo e matematico pontificio e di membro della
commissione per la riforma del calendario. Papa Gregorio, che di lui aveva
un’alta stima e considerazione, lo nominò, 1583, vescovo di Alatri.
Tra le sue opere più importanti: La prospettiva di Euclide…e di
Eliodoro Larisseo, Firenze 1573; Le scienze matematiche ridotte in
tavole, Bologna 1577.
Commento
alle opere:
· Il Riccardi (Bibl. Matem. It., Modena 1870, p. 391) la definisce opera rara, Car. 4 con frontis.; la prima parte del volume è una traduzione della Sfera armillare di Proclo in 55 fac. in 4°, che il domenicano Danti usa come libro di testo per il suo corso delle matematiche tenuto allo Studio fiorentino tra il 1572 e il 1575. La dedica dell’opera è ad Isabella Medici Orsini, seguita da una breve vita di Proclo, filosofo nato in Licia durante l’impero di Traiano, e le cui notizie sono tratte da Svida, Filostrato e dal Volterrano. Avendo sotto gli occhi l’immagine della sfera di Proclo, vediamo che la sfera armillare era solitamente formata da quattro circonferenze che rappresentavano altrettanti meridiani celesti e da altre cinque circonferenze, perpendicolari alle prime, rappresentanti l'equatore e due paralleli celesti in ciascun emisfero. Essa disponeva di un sostegno e poteva ruotare attorno alla verticale per mezzo di perni polari fissati ad una circonferenza metallica. Un asse va da un polo all'altro e passa attraverso una sfera, rappresentante la Terra, posta al centro della sfera definita dalle circonferenze descritte. Una fascia fissata alla sfera e inclinata rispetto all'equatore circondava la sfera: su di essa era tracciata l'eclittica. L’opera di Proclo è divisa in 15 capitoli con annotazioni esplicative, molto dotte, del Danti. Alle pp. 36-38, cap. XI, troviamo una tavola dei climi e dei paralleli secondo lo stile aristotelico. Nel cap. XV si parla De gl’animali fatti segni e un’aggiunta di Danti dal titolo:Come si possino conoscere in Cielo tutte le Imagini senza strumento niuno con la sola pittura di esse, in altre parole, come riconoscere le costellazioni e le loro stelle principali con l’ausilio di un planisfero celeste ove siano disegnate le 48 imagini celesti.
La descrizione del Danti (p. 47 e segg.) è particolarmente efficace ancora
oggi: ponendosi in luogo opportuno, ove speditamente si veda tutto
l’orizzonte… mi cominciavo dall’Orsa maggiore… fino a riconoscere le
stelle che compongono l’ultima delle costellazioni illustrate dal Danti, il
Pesce Australe.
La
seconda parte del volume contiene il Trattato dell’uso della Sfera,
in 36 fac. num. Dalla 6a alla 33a, con frontis.,
testo, indici ed errata. La doppia dedica è al Marchese di
Castiglione e a Cesare della Penna, quest’ultimo collaboratore nella
stesura del trattatello di Danti. Il primo capitolo riporta un avvertimento
attorno alla fabbrica della Sfera, con disegna esplicativo (p. 6),
affinché nella costruzione della sfera armillare non ci si limiti a
realizzare i soliti dieci circoli, ma vi agiugniamo il circolo orario, la
quarta delle altezze e il circolo della posizione. Nei capitoli
successivi si indica il modo per trovare ciascun giorno il vero luogo del
Sole (cap. II), con una tavola di correzioni del luogo vero solare per
gli anni 1573-1611. Prosegue poi con tutta una serie di istruzioni per
determinare il nadir, trovare l’altezza del Sole, del polo, la latitudine
delle stelle, conoscere l’ora, ecc., per mezzo della sfera armillare. A
titolo di esempio, riportiamo integralmente il brevissimo capitolo XVIII (p.
22): Come si possino conoscere in Cielo tutte le stelle, che sono segnate
nella sfera con la cognizione d’una di esse solamente: “Colloca la sfera
alla elevazione di Polo proposta, e poi trovata, che harai l’altezza
d’una stella cognita della sfera per il sesto capitolo poni la stella
della tua sfera alla medesima altezza avanti, o dopo mezzodì, come sta in
Cielo, con l’aiuto della quarta delle altezze. E stando poi la sfera
immobile, trova l’altezza di ciascuna stella, che nella sfera sta sopra
l’orizzonte, con la quarta delle altezze, e considera da qual banda del
Cielo elle si ritrovano, e poi piglia l’altezze delle stelle del Cielo, e
riscontrerai il nome di ciascuna secondo la medesima parte del Cielo, come
la trovasti nella Sfera”. Non mancano
le istruzioni per gli usi astrologici della sfera nei capitoli
XXVI-XXX, per trovare l’ascendente, le case, collocare la natività e le direzzioni.