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© Rodolfo Calanca, 2003 |
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BREVE BIOGRAFIA SCIENTIFICA DI GEMINIANO MONTANARI, ASTRONOMO E FILOSOFO NATURALE |
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di Rodolfo Calanca |
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Montanari
era nato a Modena nel 1633 e qui compì i primi studi.
A vent’anni si recò a Firenze dove studiò giurisprudenza e nel 1656,
durante un soggiorno all’estero, si laureò all’Università di Salisburgo. A
Vienna, conobbe il fiorentino Paolo del Buono, uno degli ultimi allievi di
Galileo, matematico al servizio dell’imperatore, sotto la cui guida studiò
matematica e astronomia, e compì esperienze sull’incompressibilità dei
fluidi e numerose osservazioni astronomiche già dal 1658.[1]
Dopo
un ulteriore breve soggiorno a Firenze, caratterizzato da lunghe notti trascorse
al cannocchiale in compagnia del cardinale Leopoldo de’ Medici e di alcuni
membri dell’accademia del Cimento,[2]
per osservare il sistema di anelli di Saturno, la cui vera natura era da poco
stata svelata da Huygens, tornò a Modena nel 1661. Era
stato chiamato a coprire la carica di filosofo e matematico del duca Alfonso IV,
grazie ai buoni uffici del marchese Cornelio Malvasia. Alla morte del duca
estense, avvenuta nel 1663, Montanari si trasferì a Bologna in casa del
marchese, continuando gli studi e le ricerche astronomiche presso la specola di
Panzano. Nel
1662 vide la luce l’opera di Malvasia, Ephemerides Novissimae, alla
quale Montanari diede un contributo sostanziale.[3]
Nelle
Ephemerides, sono di particolare rilevanza storica le notizie sul
reticolo, applicato dal Montanari al fuoco di un cannocchiale e, per la prima
volta nella storia dell’astronomia, utilizzato in modo sistematico nelle
osservazioni planetarie. Con
questo fondamentale strumento di misura egli realizzò, tra l’altro, la sua
splendida icon lunaris, allegata all’opera malvasiana, una delle più
accurate e vicine al vero del XVII secolo, primo autentico esempio di
selenografia scientifica.[4]
Poco
dopo la prematura morte di Malvasia, avvenuta nel 1664, il Senato bolognese lo
elesse alla cattedra di matematica dello Studio. A Bologna si trattenne per ben
quattordici anni fino a quando, nel 1678, passò all’università di Padova
dove, oltre alla cattedra di “astronomia e meteore”, creata espressamente
per lui, ricoprì i più svariati incarichi pubblici per conto della Repubblica
di Venezia. Morì in questa città il 13 ottobre 1687 all’età di soli 54
anni. Sia
a Bologna sia a Padova si dedicò, con la preziosissima collaborazione alla
moglie Elisabetta Dürer, all’ottica pratica e di molatura di lenti per
cannocchiali. Cassini a Parigi, che ne ricevette alcune, le impiegò con
profitto nelle sue osservazioni planetarie. Così il 2 aprile 1673 scrive a
Montanari: E’
giunto finalmente l’involto in cui erano le operette di V.S. e la lente
inviatami dalla Sig. Elisabetta Sua Consorte. Io la ho provata incontanente e
ritrovata perfettissima. Le ne rendo grazie, accertandola, che ha avuto applauso
da questi Signori Accademici, e particolarmente dal Sig. Hugenio [Christian
Huygens] e Picard. Ancora
nel XIX secolo, nell’Archivio Estense, si conservava un cannocchiale di
Geminiano Montanari che recava sull’obiettivo la scritta: Geminianus
Montanarius mathematicus Professor Bononiae 1676.[5]
Francesco
Bianchini, che fu allievo di Montanari, ne elogia le capacità di astronomo e
dice: dovunque
il Montanari si trattenne rimangono ancora in piedi … Osservatorj Celesti
ch’eressero a suo riguardo ne’ loro palazzi i più cospicui Protettori delle
Scienze, e più autorevoli estimatori delle rare sue qualità [….]
L’eccellentissimo Sig. Girolamo Correro in Venezia alzò con isplendidezza
[l’osservatorio] e l’accompagnò con sceltissima libreria e con
suppellettili preziose. Spirito
modernissimo, Montanari era straordinariamente versato nelle più disparate
ricerche sperimentali, tra le quali ricordiamo quelle sui vasi comunicanti, sui
vetri infrangibili e la messa a punto di fondamentali strumenti di misura[6] (la livella diottrica,[7]
il reticolo micrometrico, il barometro, ecc.). Pietro
Riccardi, dopo avere elencato i sostanziosi contributi alle scienze del Nostro,
scrive: “[egli] va giustamente noverato fra i più illustri discepoli della
scuola galileiana”.[8]
L’attività
scientifica di Montanari spaziava in campi tra loro diversissimi,
dall’idraulica all’economia, dalle prime trasfusioni di sangue alla
balistica. Di notevole rilevanza i suoi studi stellari, precursori della moderna
astrofisica, sopra tutti quelli riguardanti le variazioni di magnitudine della
stella più luminosa nella testa della Medusa, Algol nella costellazione di
Perseo, che osservò tra il 1667 e il 1670 e che trovò oscillare tra la quarta
e la seconda grandezza.[9]
Anche il padre olivetano Agostino Fabri, suo allievo a Bologna,
intuendone l’importanza, scientifica e filosofica, elogiò la scoperta del
maestro: notò il Sig. Montanari Matematico di questo Nobilissimo Studio, con istupore di chi credeva inalterabili, ed eterni que’ Corpi Celesti, essere sparite gli anni addietro alcune stelle fisse dal Cielo, e principalmente due di seconda grandezza; altre ne osservò ingrandite, et altre rimpicciolite, e mostrò farsi in loro di tempo in tempo non più credute mutazioni.[10] Originalissime
le sue ricerche sulla componente termica della radiazione lunare che così
descrive: uno
specchio ustorio grande, col qual raccolti i raggi della Luna, e fatti ferire in
un Termometro assai delicato di moto, si vede mostrar più gradi di calore che
prima non faceva.[11] Le
numerose ed accurate osservazioni della cometa del 1680[12]
gli valsero il plauso di Isaac Newton che non mancò di includerle nel libro III
del suo fondamentale Philosophiae
Naturalis Principia Matematica,[13]
il De Mundi systemate, nel quale risolve per via grafica le orbite di
questi misteriosi corpi celesti. Nei Principia il nome di Montanari
ricorre almeno quindici volte. Nell’Astrologia
convinta di falso (Venezia 1685), l’opera sua più nota, dedicata al duca
di Sabbioneta, egli combatte con decisione l’astrologia giudiziaria. Gli
argomenti di Montanari richiamano alla mente, in perfetta sintonia d’idee, le
confutazioni contenute nelle Disputationes adversus astrologiam divinatricem
di Giovanni Pico della Mirandola, pubblicate duecento anni prima.[14]
Per
Montanari era un vanto affermare che, nei sedici anni d’insegnamento a
Bologna, sono
sempre stato coerente nell’affermare sia in pubblico che in privato che ho
sempre ritenuto l’Astrologia Giudiziaria cosa falsa e vana a guisa d’uomo
che sempre l’hò creduta insussistente, e che non aveva per anco veduto ò
letto ragione alcuna che mi persuadesse verisimile ciò che per vero tengono
fermamente que’ tali che ci credono, e forse qualcuni di quelli che la
professano, ò per dilettazione ò per altro.
[1]
G. MONTANARI, Della sparizione d’alcune stelle, in Prose de’
Signori Accademici Gelati, p. 388, Bologna 1671. [2]
S. ROTTA, loc. cit., II vol., p. 72. [3]
F. BIANCHINI, nel citato breve compendio della vita di Montanari scrive:
“[Montanari] assistì per ordine dell’Altezza medesima [Alfonso
d’Este] alle osservazioni Astronomiche e calcoli di Effemeridi che avea
intrapreso e poi pubblicò alle stampe il Marchese Cornelio Malvasia”. Il
fondamentale contributo di Montanari alle Ephemerides Novissimae è
analizzato nello studio: R. CALANCA, Aspetti dell’astronomia del
Seicento: le Ephemerides Novissimae di Cornelio Malvasia, Giovan Domenico
Cassini e Geminiano Montanari, Atti e Memorie dell’Accademia Nazionale
di Scienze Lettere e Arti di Modena, serie VIII, vol. IV, 2000-2001, pp.
499-607. [4]
R. CALANCA, loc. cit., pp. 571-597. [5]
G. CAMPORI, loc. cit., nota a p. 72. [6]
Una panoramica sugli strumenti scientifici costruiti da Montanari è in: A.
LORIA, Geminiano Montanari “… tra i più benemeriti illustratori
della fisica, dell’astronomia e di più altre parti della filosofia”,
I mille volti della Modena ducale, pp. 303-325, Modena 2000. [7]
C. BONACINI, Nel terzo centenario dalla nascita di Geminiano Montanari,
in Atti e Memorie della Reale Accademia di Scienze Lettere e Arti di Modena,
s. IV, vol. IV, 1934, pp. 63 e segg. Nelle stesse pagine il Bonacini
pubblica un opuscolo inedito di Montanari: Instruzione per l’uso del
Cannocchiale Altimetrico; del Meteoroscopio e della Livella Diottrica. [8]
P.
RICCARDI, Biblioteca matematica italiana, p. 177, Modena 1870. [9]
Bellissime le parole di
Montanari (in Sopra la sparizione d’alcune stelle ), già in
sintonia con la moderna astrofisica: “e se punto applicarete l’occhio
allo spaventoso capo di Medusa, scorgerete (e ormai senza pericolo
d’impietrirvi, se non vi rendesse immobili la meraviglia) che la più
luminosa stella, che in esso risplenda [Algol] da frequenti mutazioni
sorpresa, non possiede, che a vicende i più chiari splendori. Io
l’osservava già molt’anni di terza grandezza. Impicciolì del 1667 fino
al quarto Lume; del 1669 riacquistò i primieri raggi fino al secondo honore;
e l’anno 1670 di poco oltre passava i confini del quarto”. Su
questo lavoro di Montanari si veda l’interessante analisi di G. TABARRONI:
La rivoluzione galileiana e il contributo di Geminiano Montanari:
dall’astronomia di posizione all’astrofisica, I mille volti della
Modena ducale pp. 478-496, Modena 2000. [10]
A. FABRI, Tacuino astronomico dello Studio di Bologna per l’anno 1674,
p. 6, Bologna 1674. [11]
G. MONTANARI, L’astrologia convinta di falso, p. 5, Venezia 1685. [12]
G. MONTANARI, Copia
di due lettere scritte al Sig. Antonio Magliabecchi sopra i moti e le
apparenze di due comete ultimamente apparse sul fine di Novembre e sul fin
di Decembre del 1680,
Venezia 1681. [13]
I.
NEWTON, Philosophiae Naturalis Principia Mathematica, pp. 460-462,
Amstaelodami 1714. [14]
G.C.
MONTANARI, La confutazione dell’astrologia da Giovanni Pico della
Mirandola a Geminiano Montanari, I
mille volti della Modena ducale pp. 399-420, Modena 2000.
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